Giovanardi: «Dal 2006 Casini flirta con D’Alema… »

Dove sta la novita? Carlo Giovanardi, fondatore del Ccd con Casini, primo centrista a passare con Forza Italia dopo aver fiutato aria di inciucio con la sinistra, non è sorpreso dall’alleanza con Bersani. «È solo l’epilogo scontato di una vecchia storia iniziata nel 2006».

Addirittura?

Soltanto una settimana dopo la sconfitta elettorale del 2006, Casini in compagnia di Buttiglione decise inopinatamente di uscire dall’allora Casa della Libertà per essere “autonomo”. Convinto che il governo Prodi sarebbe rimasto in carica cinque anni, strinse un patto con D’Alema, poi le cose andarono diversamente e quando cadde il governo nel 2008 si trovò a metà del guado…

Lei fu tra i primi a passare con Forza Italia

Nel 2007 mi presentai al congresso dell’Udc come candidato alternativo a Cesa ottenendo il 15 per cento. La mia tesi era quella di rimanere alleati con An, Forza Italia e Lega, per coerenza e per rafforzare l’area moderata e cattolica del centrodestra.

Rotondi dice che l’ultima mossa di Casini è un favore al Pdl che può finalmente pensare al suo futuro…

Quando fondammo nel ‘94 il Ccd pensavamo a un movimento alternativo alla sinistra, scelta che è stata confermata nel 2001 con la carta costitutiva dove è scritto testualmente «partito alternativo alla sinistra, incardinato nella Casa della libertà» Nel 2007 la scelta fu disastrosa: senza convocare un congresso, senza un dibattito, Casini decise di virare a sinistra rompendo con i moderati. Ricordo noi isolati in un albergo di Palermo mentre a Roma sfilava in piazza un milione di persone. Se l’Udc fosse rimasta nel Pdl, come era naturale, alla caduta di Prodi avremmo ottenuto una vittoria molto più larga ed equilibrato la presenza della Lega.

Il “dialogo” con D’Alema si sentì soprattutto in giro per l’Italia…

In questi quattro anni è stato consegnato a Casini un potere locale enorme. Non a caso molta della classe dirigente andò via, da Mastella a Fumagalli Carulli, da D’Antoni a Baccini. Quella di Casini è una corsa solitaria e l’accordo con i Democratici è funzionale al suo disegno: un po’ come Fini, è più interessato a incarichi istituzionali che non di governo con la spregiudicatezza di chi non ha un partito dietro di sé.

Nessun congresso ma tante avvisaglie…

L’assurdo accordo in Piemonte due anni fa con la scelta di appoggiare la governatrice uscente, Mercedes Bresso, la più anticlericale dei candidati del Pd. E più di recente la sfiducia a Bondi e il sì all’arresto di Papa. Come Prodi, il leader dell’Udc serve alla sinistra per dire “vedete abbiamo i moderati con noi” e a lui per incassare quelle che saranno le condizioni dell’accordo.

La politica delle mani libere?

Prima si è rafforzato con le alleanze locali, per quattro anni ha lavorato cercando il pieno di qua e di là (in Calabria governa la regione con il centrodestra e in quasi tutti i Comuni con la sinistra), e ora teorizza l’alleanza con Bersani.

Anche il Pdl ha commesso i suoi errori?

Ora spero si possa rimediare smettendo di corrergli dietro, un atteggiamento che ha fatto bene a lui ma non certo a quell’area di provenienza democratico-cristiana che conta centinaia di amministratori che possono essere la frontiera del mondo cattolico in grado di competere con gli ex Udc. Se Rotondi, Cutufro, Pionati, Compagna, solo per fare alcuni nomi, rompono andando via è un segnale molto chiaro. Che andava recepito con più intelligenza.