Facciamo il tifo per Pascoli e D’Annunzio

Ci risiamo con il tototema della maturità. Quello sul quale fioccano rimembranze e trepidazioni. Vedremo come se la caverà il ministro tecnico alle prese, una volta tanto, con la letteratura e non con il deficit. Sul web gli studenti fanno due conti: potrà essere la volta buona per Giovanni Pascoli, nell’anno del centenario. Autore guastato dall’oleografia romantica sul “fanciullino” ma anche dell’orazione “La grande proletaria si è mossa”, in cui sognava un riscatto dell’Italia malguardata all’estero (sentimento, ci pare, ancora attualissimo). E ancor di più ci si aspetta la traccia su D’Annunzio, poeta messo ai margini per ragioni ideologiche (se si eccettua una citazione, nel 2010, nella traccia artistica sul tema del piacere). Probabilmente il fatto che i due autori siano attesi dal popolo della maturità ha già bruciato le loro chance. Un vero peccato, perché si tratta di letterati che usavano la lingua con effetti artistici insuperati. Il primo, Pascoli, per evocare. Il secondo, D’Annunzio, per stordire la realtà. In tempi in cui la lingua italiana è così oltraggiata, bistrattata, consunta e depauperata sarebbe importante riscoprirne la versatilità e la bellezza, le potenzialità estetiche, i processi di trasformazione. E lo sarebbe per superare la storia della letteratura, così noiosa con il suo susseguirsi delle “poetiche” di questo e di quell’altro, per addentrarsi nelle stanze più intime della letteratura, quelle dove conta la magia del linguaggio.  Dopo tante parole mortificanti per gli studi letterari a vantaggio della cultura che dà da mangiare (opposta a quella che non insegna come fare un business plan) sarebbe un bel colpo se i tecnici si affidassero a Pascoli e D’Annunzio, alla loro effervescente armonia. Potrebbe essere persino un premio sottrarre gli studenti ai lemmi stile sms. Sorprenderli un po’. Obbligarli a messaggiare: «Kakkio… tema su Pascoli». O anche: «Fatto tema su Dannunzio. Tvb».