Di Pietro chiede la “raccomandazione” a Vendola

Il più corteggiato è Nichi Vendola, che giustamente si fa desiderare: da Bersani gli arrivano i richiami della foresta, i figli sparsi dei rifondaroli comunisti lo tirano per la giacca cercando di impietosirlo (“non lasciarci soli”), l’Idv gli telefona anche di notte (“stringiamoci la mano”) per mettere un po’ di paura al Pd. Il meno corteggiato è Di Pietro, che salta da Grillo ai referendum anti-Fornero passando per un’improbabile difesa dei latinisti (sì, proprio lui che non indovina un congiuntivo). Le strategie elettorali del centrosinistra sono solo all’inizio e già provocano tachicardia. Per Vendola sembrerebbe tutto facile, visto che Bersani sogna un calderone che va da Casini al Sel, il diavolo e l’acqua santa. Ma per Vendola non è così facile: il suo elettorato avrebbe uno choc perché con gli ex democristiani non hanno nulla da spartire. E non solo per il passato: oggi Pierferdy è più montiano di Monti, il che lo rende indigeribile. Di Pietro invece è isolato e cerca di rimettersi in gioco chiamando a raccolta Emiliano, De Magistris e Orlando, sabato in un convegno a Bari, per urlare il suo “ci siamo anche noi”. Anche se sa che – guarda caso – il suo asso nella manica resta, a mo’ di ultima spiaggia, proprio Vendola. Che per far digerire ai suoi l’intesa con i diccì, sosterrà che un accordo Pd-Udc senza Idv non piace a Sel. In questo modo aiuterà Tonino. E  riuscirà a portare sul set della politica “Tutti insieme appassionatamente”. Un film peggiore di quello recitato da Prodi.