Casini e Pd preparano per il Pdl il «trattamento Msi»

Il nodo sciolto da Pier Ferdinando Casini sulle alleanze ha scatenato nel Pdl la sindrome da accerchiamento. E non solo dalla parti di via dell’Umiltà si ragiona su quelli che potrebbero esseri gli assetti futuri: l’evidente soddisfazione di Massimo D’Alema (uno dei più accesi sostenitori dell’asse Pd-Udc) per la piega che hanno preso gli eventi politici rivela che l’asse moderati-progressisti sarà la nuova proposta attorno alla quale costruire il futuro di un paese senza contrapposizioni bipolari ma fondato su un blocco destinato a perpetuare le politiche dell’attuale governo con le “estreme” tagliate fuori. Da una parte la sinistra radicale, dall’altra la destra berlusconiana. Solo che nelle attuali condizioni a subìre un trattamento ghettizzante sarebbe quel Pdl che nel 2008 conquistò il 38% dei voti. Il rischio tuttavia esiste e se ne è parlato anche ieri alla riunione dei parlamentari pidiellini con Alfano e Berlusconi.
In particolare è stato l’europarlamentare di provenienza Cl Mario Mauro a disegnare un fosco scenario dinanzi ai colleghi di partito: «Vogliono fare un nuovo arco costituzionale, con il Pdl nella parte che un tempo fu del vecchio Msi». Per gli ex An è stata più di una scossa, un paragone che in un attimo ha fatto tornare alla mente gli anni gloriosi del «soli contro tutti» e dall’altra ha materializzato lo spettro di una marginalità politica difficile da digerire per chi ha condiviso responsabilità di governo.

On. Mauro, possibile che Casini, da solo, possa farci tornare indietro agli anni Settanta?

Il ragionamento di Casini è molto semplice: lui dice che siccome il Pdl non è una forza europeista bisogna unire in un unico blocco le forze democratiche e costituzionali moderate e progressiste per garantire un futuro all’Italia. Esattamente la condizione che determina un meno di democrazia perché congela i voti di chi si sente rappresentato dal Pdl impedendogli di essere forza di governo.

Con il Msi fu fatta un’identica operazione?

Certo, veniva impedito l’uso democratico del voto missino perché alla Dc non era lecito allearsi con il Msi a causa della pregiudiziale antifascista.

Oggi però la pregiudiziale antifascista non c’è più. C’è una pregiudiziale anti-Berlusconi?

Direi che è una pregiudiziale anti-Pdl e non anti-Berlusconi anche se di lui tra un po’ diranno che non deve neanche rientrare in Parlamento. Insomma si alza l’asticella continuamente per impedire che l’Italia abbia un centrodestra alternativo alla sinistra.

Ma se il Pdl non appare poi così europeista la colpa è anche di chi dice, come Berlusconi, “torniamo alla lira”…

Questo dell’europeismo è un vero e proprio equivoco. Che vuol dire essere europeisti? È forse europeista l’Udc che ha sempre impedito quando era con noi al governo quelle riforme dello Stato che l’Europa ci chiedeva?

Quale riforma ha impedito?

Ha sempre difeso lo statalismo e l’immobilismo dell’Italia opponendosi a ogni misura utile per snellire il gigantismo burocratico.

Lei parla di pregiudiziale anti-Pdl che un nuovo arco costituzionale farebbe valere contro un certo centrodestra ma questo vale anche per le sinistre radicali, anche quei movimenti sarebbero congelati all’opposizione e respinti nel ghetto da un’alleanza moderati-progressisti…

No, è proprio qui che si profila il vero paradosso, perché loro non hanno alcuna intenzione di “scaricare” Vendola e in questo Casini dimostra di esprimere una sudditanza culturale e un vero attaccamento alle poltrone.

Come replica a chi accusa il Pdl di avere scelto la deriva populista?

Rispondo che noi non siamo populisti ma popolari e questo non deve impedirci di parlare con chiarezza ai nostri elettori.