Bortolussi (Cgia): chi lo dice che ai mercati piace la linea del rigore?

L’Italia ce la può fare, nonostante la recessione innegabile, e agitare lo spettro della Grecia è sbagliato perché la solidità dei due Paesi non è paragonabile. Questa l’opinione di Giuseppe Bortolussi, che da anni guida la Cgia di Mestre, associazione degli artigiani del Nord-est.

È ottimista sull’uscita dalla crisi?

I nostri conti sono più a posto di quanto non si pensi grazie a quello che ha fatto il precedente governo e a quello che sta facendo oggi Monti. Quello che manca è il sostegno alla crescita. L’Italia ha il debito Pil più alto degli altri ma ha il deficit Pil più basso. È come se io avessi un debito che si è accumulato negli anni ma a un certo punto cominciassi a risparmiare spendendo di meno di quanto incasso: così la mia situazione è più sana di chi ha un debito inferiore al mio ma spende di più di quanto guadagna. La nostra solvibilità finanziaria è migliore di quella di altri Paesi come Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo. Inoltre abbiamo il secondo sistema manifatturiero europeo. Infine le banche straniere hanno crediti verso l’Italia pari a 750 miliardi e quindi non lasceranno che facciamo default.

I mercati ne terranno conto?

I mercati non hanno né un’etica né una razionalità, quando puntano su un obiettivo, per esempio svalutare una moneta, usano tutti i sistemi pur di raggiungere l’obiettivo anche se i sistemi appaiono contraddittori. Per esempio come si fa a chidere a un Paese di ridurre il debito e di aumentare il Pil? Il Pil con il rigore non aumenta ma diminuisce. I mercati sono indifferenti alle manovre lacrime e sangue, per questo lo spread aumenta nonostante la bella faccia di Monti.

Adesso l’obiettivo è attaccare l’Italia?

L’Italia ha il 12 per cento del Pil europeo. Se crolla l’Italia crolla l’euro. Dunque l’Italia è sotto attacco perché se cadiamo noi cade anche l’euro. È l’euro che è sopravvalutato: Mario Draghi ha abbassato il tasso ufficiale di sconto della Bce di uno 0,50 complessivo, se lo abbassasse di un altro 0,25 taglieremmo le ali alla speculazione che avrebbe meno interesse ad attaccare l’Italia.

Secondo lei è necessaria un’altra manovra?

Non credo. Serve solo coraggio per la crescita, aiutando le imprese e togliendo di mezzo regole burocratiche sbagliate che imepdiscono di fare impresa, infatti si registra un calo delle partite Iva. Tutto è in calo, anziché crescere. Ma se noi tagliamo e basta non possiamo crescere: questa fase può essere utile per sistemare strutturalmente il Paese che può ricominciare a respirare tra qualche anno.

Grazie alla spending review saranno evitati altri sacrifici agli italiani?

La spending review è stato un altro esempio di brutta figura di questo governo. Tagliare è facile quando si tratta di limitare i servizi ai cittadini, diventa difficile se bisogna toccare i santuari della spesa improduttiva. Da noi ci sono incrostazioni durate anni e anni. Bisognava avere il coraggio di andare a incidere su queste cose anziché mettere sempre le mani in tasca ai cittadini.