Attacco speculativo al cuore dell’Italia

Siamo sotto attacco della speculazione. Come lo eravamo nell’ultima fase del governo Berlusconi. Lo spread vola, tocca quota 490 e poi si mantiene alto. Come faceva nell’ultima fase del governo Berlusconi. Il nostro sistema ha bisogno di equilibrio, ma i mercati hanno l’interesse opposto, vogliono gli alti e bassi, creando così una situazione difficile. Come accadeva durante il governo Berlusconi. La situazione è a rischio, né più né meno come prima. E l’alta finanza s’infila nella nostra economia come un coltello nel burro. L’unica differenza è che sono scomparsi gli “speculatori politici”, cioè tutta la schiera dell’opposizione al governo di centrodestra che incolpava Berlusconi. E che, nonostante la verità sia venuta a galla in modo evidente, si ostina a non chiedere scusa o a fare quantomeno chiarezza in un momento delicatissimo, quando persino i cento miliardi di fondi Ue per il piano salva-banche della Spagna si riveleranno un fuoco di paglia se non si metterà mano alle vere cause della crisi dell’euro.

La reazione delle Borse
I mercati dimostrano di temere il contagio e pertanto scommettono sull’effetto-domino, come conseguenza delle incertezze per la crisi del debito, con l’Eurozona che guarda in primo luogo a Grecia, Spagna e Italia. A Piazza Affari continuano a prevalere le vendite, mentre lo spread tra il Btp e il Bund tedesco ieri è volato a quota 490 per poi ripiegare nel pomeriggio, mentre il rendimento del titolo decennale è salito al 6,16 per cento disegnando scenari preoccupanti alla vigilia (l’asta dei Bot è prevista per oggi, quella dei Btp per domani) del collocamento da parte del Tesoro di 4,5 miliardi di titoli pubblici. Nel mirino della speculazione c’è soprattutto Roma e non si può davvero dire che per noi i problemi siano gli stessi della Spagna. A metà mattinata Fitch ha rassicurato i mercati e le Borse hanno ripreso fiato. Negativa soltanto Milano, nonostante l’agenzia di rating abbia sottolineato che «è improbabile che l’Italia abbia bisogno di un salvataggio, perché il Paese è in una situazione migliore rispetto alla Spagna». «L’Italia – sottolinea il direttore generale Ed Parker –  ha il deficit di bilancio molto basso e così pure il deficit delle partite correnti e non ha problemi di banche». Bruxelles ascolta, condivide e mette il timbro in calce a questa situazione.

Percorso di guerra
Non è detto però che l’ipotetica realizzazione di queste riforme risolva i nostri problemi. A quasi un anno dal varo del governo dei tecnici, infatti, la spesa pubblica continua a dilagare, la ricetta a base di tasse azzoppa la ripresa, i consumi languono, i redditi sono depressi, l’occupazione aumenta e i salari restano al palo. Christine Lagarde, direttore generale del Fmi, non ha dubbi: i conti pubblici vanno sicuramente risanati «gradualmente e in modo fermo», ma questo non deve rappresentare «la stretta della cinghia di cui tutti stanno parlando in questi giorni». I provvedimenti del governo Monti, tutti tesi ad aumentare le entrate, stanno appesantendo la fase depressiva vissuta dall’Italia. Il tutto mentre non c’è ombra di dismissioni e – rileva il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini – la spesa pubblica viaggia alla straordinaria velocità di oltre 2 milioni l’ora e, dal 2000 a oggi, è aumentata di 250 miliardi. Il rischio declassamento, secondo Fitch, investe tutti gli Stati membri dell’area euro, compresi quelli con la tripla A (Germania, Lussemburgo, Finlandia e Paesi Bassi), ma l’Italia ha un problema in più: da venti anni non cresce abbastanza. I tempi per salvare l’euro? Secondo Christine Lagarde non vanno al di là di «tre mesi». Da qui le sollecitazioni alla Germania perché metta da parte le esitazioni e consenta il varo delle misure necessarie. «Non si può ridurre la responsabilità europea – ha detto Giorgio Napolitano – a una coppia di Paesi seppur molto legati e influenti, come Francia e Germania».

L’attacco di Passera

Europa sulla graticola, quindi. Il ministro Corrado Passera rileva che Bruxelles non è stata capace di affrontare adeguatamente la situazione, «aspettando l’ultimo momento prima del dramma per intervenire». Un comportamento che «fa indignare», perché una situazione come quella greca, che all’inizio avrebbe potuto essere arginata con poche decine di miliardi di euro, ne ha già richiesti 130 ed è ancora lungi dall’essere risolta. Anche con l’ultimo intervento, quello spagnolo, l’Ue ha agito in zona Cesarini. E il decreto sviluppo, vedrà mai la luce? «Vi assicuro – dice Passera rivolgendosi alla platea di Confartigianato – che troveremo le risorse necessarie». Tutto questo sul fronte italiano. Sul fronte Ue, invece, Monti si attende dal prossimo Consiglio «decisioni operative per rilanciare la crescita e garantire la stabilità finanziaria». Lo sguardo è rivolto soprattutto alla Germania di Angela Merkel che finora ha sempre imposto la politica del rigore.

Il costo dello spread

Ma quanto ci costa lo spread a quota 480 punti? Molto. Con un debito come quello italiano, che ha ormai superato i 1900 miliardi di euro, è necessario piazzare periodicamente tra gli investitori cospicue quantità di titoli pubblici. È evidente che quanto più lo spread è alto tanto maggiori sono gli interessi da pagare  per invogliare gli investitori ad acquistare. Nel 2011 la spesa per interessi ha raggiunto e superato i 70 miliardi di euro, ma quest’anno sarà ancora superiore e crescerà tanto di più quanto più a lungo il livello dei tassi si manterrà alto con il risultato che in questo modo si ipotecheranno le risorse di oggi ma anche quelle di domani. Piazzare sul mercato un Btp a dieci anni al tasso del 6% significa infatti che la cedola di questa entità dovrà essere pagata non solo per il 2012 ma anche per i nove anni rimanenti. La speculazione internazionale che torna a concentrarsi sull’Italia ci produce danni enormi. La guerra dello spread contro Berlusconi è durata solo qualche mese, ma con Monti a Palazzo Chigi il differenziale si è mantenuto costantemente alto e le ricadute sono state maggiori. Abbiamo pagato più tasse, non abbiamo abbattuto il debito e i mercati ci presentano il conto.