Adinolfi non è il nuovo giustiziere della notte (e neppure dei democratici)

Ma che cosa vuole quello lì? I parlamentari del Pd sembrano non gradire affatto il nuovo collega Mario Adinolfi che si crede un sovrano solo perché è molto abile sul web e pensa di far notizia trasformandosi in un personaggio a metà tra Pierino la peste e Fantozzi. Scivola in gaffe quasi da sketch teatrali e contemporaneamente si permette di salire in cattedra criticando i “mostri sacri” del partito, così da apparire un Grillo in versione “democratica”. «Vi informo», ha scritto Adinolfi su Twitter, «di una sensazione avuta all’assemblea del gruppo Pd. Bersani rallenta sulle primarie, vince l’opzione-freno di D’Alema». Della serie, spari a uno e ne colpisci due. Ma anche sulle nomine Rai non è stato tenero: «Un errore di confusione di Bersani. Per decenni abbiamo ragionato sulle competenze, questa volta abbiamo voluto inseguire Grillo sulla società civile. Mi aspetto una dichiarazione alla Marianna Madia che, quando venne fatta capolista nel 2008, disse “Non è che sia granché competente”…». Accidenti, che veleno. Ma nessuno scivoli nel tranello, Adinolfi non è il giustiziere della notte e neppure il giustiziere del Pd. Perché uno come Charles Bronson non avrebbe mai perso i pantaloni nel Transatlantico di Montecitorio. E soprattutto non si sarebbe fatto rincuorare da una pacca sulle spalle di Rosy Bindi.