Un patto a tre per uscire dalla crisi

“Più credito, più imprese, più lavoro”. Non è uno slogan il titolo del convegno promosso dalla Fondazione Italia protagonista di Maurizio Gasparri ieri a Roma. Si tratta di tre soggetti che devono tornare a innescare un meccanismo virtuoso se si vuole pensare alla crisi come sfida in termini di ripresa e di crescita. «Dalla crisi o si esce tutti insieme o non si esce», ha detto in apertura dei lavori Massimo Corsaro, vicecapogruppo del Pdl alla Camera che ha aperto i lavori. Ieri la Fondazione ha riunito intorno a un tavolo Giuseppe Mussari, presidente dell’Abi, il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini, Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, Aurelio Regina, presidente di  Confindustria Lazio, per fare il punto sulla crisi e impostare le prospettive di sviluppo. La relazione del professor Bruno Villois, docente alla Bocconi, ha dato le coordinate alla discussione. Dopo aver ripercorso le tappe delle crisi, quella del 2008 e quella del 2011, si è incentrato sul nodo cruciale della criticità rappresentata dell’erogazione del credito da parte delle banche alle imprese dopo l’approvazione delle rigide regole di Basilea 2. «Il deterioramento del rapporto tra questi due soggetti ha fatto sì che dal dopoguerra ad oggi al capitale di rischio non sia stato concesso alcun beneficio e questo nel tempo ha scoraggiato le potenzialità imprenditoriali. La crisi del sistema bancario ha fatto il resto, ma è comunque prioritario che lo Stato trovi una ricetta per proteggere il rischio d’impresa e aumentare il credito». Va premiato il socio azionista, ha suggerito, «con un sistema di detassazioni, incoraggiandolo a immettere capitale proprio in azienda, proposta gia messa sul tappeto nel 2009».
Le risposte del governo non hanno soddisfatto in pieno. «Ci saremmo attesi più coraggio nell’azione riformatrice dei tecnici», ha detto ancora Corsaro. «Bisogna aumentare l’appetibilità del reinvestimento all’interno delle imprese. Durante il precedente governo approvammo l’operazione scudo fiscale per agevolare il ritorno in patria dei capitali. Invece, troppe poche risorse rientrate sono state riutilizzate per la ricapitalizzazione». Altra proposta, «studiare criteri meno burocratici e non troppo onerosi per l’accesso alle quotazioni in Borsa da parte delle aziende. Tutti i relatori hanno evidenziato che la politica ha dato un enorme contributo al miglioramento dei lavoro del governo Monti. Il Pdl In testa, con l’introduzione del sistema della compensazione tra crediti  debiti, con il lavoro svolto per migliorare la riforma del lavoro ha “corretto” anche i professori, ha tenuto a ribadire Gasparri, che quindi ha voluto richiamare le responsabilità che l’Europa deve assumersi in questo momento. «Le risorse che Bce ha messo a disposizione delle banche italiane al tasso dell’1% possano essere utilizzate per dare respiro alle imprese italiane e alle famiglie». Altro aspetto. «Il pagamento che noi abbiamo sollecitato e deciso dal governo sui debiti della pubblica amministrazione è una risposta importante, come la compensazione tra debiti e crediti fiscali. Queste scelte e la revisione delle regole europee con l’allentamento di alcuni vincoli – ha spiegato –  sono misure urgenti in una crisi gravissima che non può essere non affrontata con iniziative concrete nazionali ed europee. In questo senso, mondo politico e imprese devono agire in modo sinergico».
Non c’è una scorciatoia, dunque, bisogna tornare a finanziare le imprese. Da qui l’imput della tavola rotonda coordinata da Maurizio Belpietro direttore di Libero che ha chiamato in causa Mussari. Che faranno le banche? «Si tratta di uno sforzo notevole delle banche l’accordo con le imprese sui ritardati pagamenti della Pubblica amministrazione», ha risposto. «Un accordo nel solco delle collaborazioni e della moratoria già stipulata con le imprese. È un ulteriore passo avanti che riguarda tutte le imprese». Ancora. «Le banche metteranno a disposizione 20 miliardi di euro: dieci per consentire alle imprese di ottenere dalle banche un anticipo immediato sui crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione; dieci miliardi per finanziare gli investimenti». Certo, ancora molto si deve e si può fare. «Tante imprese sono costrette a chiudere perché la Pubblica amministrazione non paga o non ha mai pagato» i debiti che ha verso le imprese: «in un Paese normale questo non è e non può essere», ha detto Sangalli, che ha ribadito con forza che le Pmi «nel nostro Paese sono una realtà profonda, rappresentano il 98% dell’intero sistema produttivo». E quindi da qui bisogna ripartire.