Tasse e debito, arrivano le controproposte del Pdl

Nessuno è alla finestra a guardare. Dopo la svolta sul semipresidenzialismo, il Pdl va al cuore della politica economica di Monti: è il momento di premere il tasto “reset”. Angelino Alfano, all’assemblea annuale dei dottori commercialisti, avverte che non è il caso di «guardare nello specchietto retrovisore, adesso bisogna pensare al futuro». E non ci sarà futuro in materia di crescita e di occupazione se non si metterà da parte la ricetta rinunciataria legata al rigore che – sponsorizzata dalla Merkel e da Napolitano – è stata la protagonista assoluta di questa prima fase del governo dei tecnici. Andando avanti di questo passo il rischio è di non creare ricchezza, ma di distruggerla, autoalimentando una recessione.

Il patto per l’Italia

Il Pdl valuta questa possibile evoluzione perniciosa della situazione, per questo Alfano chiede che ci si metta attorno a un tavolo e si creino le premesse per «un patto economico di fiducia per l’Italia e nell’Italia». È ancora possibile? Certo che lo è, bisogna soltanto avere il coraggio di cambiare la ricetta dei tecnici. Basta sacrifici: quello che serve sono «meno tasse, meno debito e meno spreco». Meno tasse, perché così si liberano risorse da impiegare in spese per lo sviluppo; meno debito, abbattendo lo stock con dismissioni e vendita di immobili pubblici, meno sprechi, partendo dalla spending review e razionalizzando gli acquisti della pubblica amministrazione. Non c’è soltanto un problema quantitativo costituito dall’ammontare complessivo della spesa pubblica, è anche una questione di qualità, perché più che investire si spende per pagare gli stipendi e mantenere in piedi una burocrazia elefantiaca che costituisce una vera e propria palla al piede delle nostre imprese. «Non il cambiamento per il cambiamento», quindi, ma paletti concreti attraverso cui porre le premesse per determinare quel salto di qualità che potrebbe essere alla base di una ritrovata capacità di competere e, quindi, costituire il passaporto per la crescita.

L’abbattimento del debito
Il problema principale dell’Italia è l’enormità del debito pubblico. Monti dovrebbe aver capito che, in periodi di recessione, con la ricchezza prodotta che si riduce, agire soltanto sulle entrate non basta: si dissangua il Paese e si corre il rischio di non approdare ai risultati sperati (il pareggio di bilancio nel 2013). Così i mercati ballano, lo spread sale e si brucia ulteriore ricchezza. Serve un segnale concreto, quantitativamente significativo e questo non lo si fa alzando le accise sulla benzina. «Lo Stato italiano – dice il segretario del Pdl – ha pochi soldi, tanti debiti e tante case. Allora noi dobbiamo fare un grande piano di abbattimento del debito per far sì che la vendita del patrimonio immobiliare e anche di alcuni asset non strategici possa finanziare un miglior benessere per la middle class». Un punto cruciale, questo, come del resto il Secolo d’Italia sottolinea dalla scorsa estate. Ci vuole un piano di abbattimento del debito, attraverso la vendita di asset pubblici per 6 o 7 punti di Pil (100 miliardi circa). In questo modo il debito calerebbe e calerebbe anche la spesa per interessi, con risparmi tra i 5 e i 6 miliardi di euro in minori cedole per Bot e Btp. Se Alfano e il Pdl si faranno portatori di questa bandiera, quindi, faranno una cosa sicuramente condivisibile.

Offensiva fiscale
Dal debito alle tasse. Alfano lancia una nuova offensiva contro un fisco sempre più iniquo. «Lo Stato – afferma –  è un esattore velocissimo e un pagatore lentissimo». Quindi, tra gli applausi della platea, chiede «regole certe e stabili» e una «interpretazione non aleatoria della normativa». Equitalia, poi, se da una parte può contare sulla solidarietà del Pdl (chi ci lavora fa il proprio dovere), dall’altra è evidente che necessita di una ritaratura. «Non deve essere un tabù – afferma Alfano – dire che bisogna rivedere i poteri e ragionarci su senza cadere nella demagogia»: in un Paese civile non deve succedere che la gente si tolga la vita perché inseguita dalle cartelle fiscali.