Svendere Acea? Un’altra bufala della sinistra

Prima la bufala referendaria sulla privatizzazione dell’acqua. Ora quella di voler svendere l’Acea. La sinistra ancora una volta instilla, demagogicamente, la paura ai cittadini che il servizio idrico sarà ceduto ai privati e lo fa puntando il dito contro Gianni Alemanno. La tecnica usata è sempre la stessa: proteste organizzate ad hoc, occupazione dell’aula consiliare e anche un corteo che sfilerà domani per le strade della Capitale. Un’iniziativa che ha riunito la maggior parte delle forze politiche e sociali di opposizione al sindaco che per una volta si sono ricompattate: Pd, Idv, Sel Federazione della sinistra, Cgil, Cobas, Psi e anche Action, il movimento di lotta per la casa che vede un suo esponente, Andrea Alzetta, in Consiglio comunale. Non solo proteste in piazza, ma anche una campagna di manifesti che hanno letteralmente tappezzato i muri di Roma con la scritta: “Alemanno vuole svendere l’acqua dei romani, il Pd dice no”.
La querelle va avanti da quando è arrivata in Campidoglio la delibera sulla vendita del 21% delle quote azionarie di Acea, di proprietà del Comune di Roma. Ma ieri Alemanno ha detto basta e in un video pubblicato sul suo blog ha smentito la campagna del Pd chiarendo i contorni della vicenda: «Il tema che viene evidenziato è una balla totale. Non è vero niente. L’Acea oggi è detenuta al 51% dal Comune e al 49% dai privati. La legge, che è stata votata anche dal Pd, oltre che dal Pdl e dall’Udc, ci impone entro il 2013 di scendere sotto la maggioranza delle azioni: se non rispettiamo questa imposizione, perderemmo dei diritti, come ad esempio l’illuminazione pubblica, che farebbero mancare ad Acea 750 milioni». Il vero motivo di tanta grancassa è chiaro. «Il problema è che il Pd e tutta la sinistra vogliono mantenere le mani della politica su Acea. Io vi garantisco – ha aggiunto Alemanno – che con questa operazione non soltanto avremo risorse importanti per gli investimenti ma miglioreremo la competitività di Acea, anche nell’interesse degli utenti, per avere bollette meno care e servizi più efficienti, che oggi non sono a un livello accettabile. In tutte le società pubbliche lo Stato è presente al 30% – ha spiegato – È chiaro che il 30% garantisce il controllo per il Comune dal punto di vista della governance ed è altrettanto chiaro che noi non venderemo a chi è già socio attualmente dell’Acea». Quindi nessun timore – ha assicurato il sindaco – il Comune continuerà a mantenere il controllo. «Non svenderemo affatto la gestione dell’acqua. Inoltre – ha concluso – una parte delle azioni che venderemo saranno offerte ai dipendenti e ai cittadini, con un azionariato diffuso: quindi non passeremo da una proprietà pubblica a una strettamente privata. Faremo di tutto perché siano i cittadini i protagonisti di questo processo in maniera tale da fare una public company».
 Dall’Acea non trapela nulla. Fonti aziendali si sono limitate a dire che «non entrano nel merito delle decisioni adottate da soci dell’azienda». Ma la sinistra cerca di mantenere alta la tensione. Fascia giallorossa al petto, diversi presidenti di centrosinistra ieri hanno manifestato e distribuito volantini davanti alla sede di Acea. «Meno di un anno fa, in occasione del voto referendario per l’acqua bene comune, più di 1.200.000 romani si sono espressi per l’estromissione dei privati dalla gestione del servizio idrico – hanno puntualizzato strumentalmente – La vendita del 21% delle quote azionarie di Acea è in piena opposizione al pronunciamento referendario». Affermazioni smentite con dati alla mano da Giovanni Quarzo (Pdl), presidente della commissione Lavori pubblici di Roma Capitale: «Le polemiche sollevate dall’opposizione su Acea, e le rituali occupazioni e proteste, risultano ancora una volta sterili e mirate solo a generare confusione su una materia che meriterebbe molta più attenzione e serietà. Infatti la cessione di una parte delle sue quote sarà condotta con la responsabilità necessaria e la trasparenza dovuta, consentendo a Roma Capitale di mantenere il pacchetto di maggioranza e quindi il controllo della governance dell’azienda». Quarzo ha ricordato alla sinistra «che intaccandone quotidianamente l’immagine si finisce col fare danno a un patrimonio dell’intera città. Non dimentichino gli esponenti dell’opposizione così prodighi nel lanciare appelli populisti, che proprio sotto le amministrazioni di sinistra è stato alienato esattamente il 49 per cento della proprietà dell’azienda, prima interamente pubblica, e in assenza degli obblighi stabiliti oggi da leggi dello Stato, approvate in Parlamento anche con i con i voti del Pd».
Come ha puntualizzato il sindaco Alemanno – ha concluso Quarzo – «ulteriori garanzie sulla qualità e trasparenza dell’intera operazione verranno dall’esclusione della possibilità di acquisto di azioni da parte di chi ne è già socio, e dal fatto che parte delle azioni sarà offerta ai dipendenti e ai cittadini, in direzione di una public company. Last but not least, gli introiti saranno investiti per migliorarne i servizi, calmierare le bollette, attirare capitali privati fonte di investimenti e occupazione».