Sui marò governo al minimo sindacale…

Antonio Pannullo
«Ormai la situazione è compromessa e andrà avanti parecchio tempo: si sarebbe dovuta risolverla i primi due giorni. Se non prima». Chi parla così è il deputato del Pdl Guido Crosetto, ex sottosegretario alla Difesa, più che mai amareggiato per la piega che sta prendendo la vicenda dei nostri fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in carcere da tre mesi in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati.
La storia in realtà lascia molti punti interrogativi: intanto perché in quel momento vi erano altre cinque navi commerciali nella zona, quattro dele quali assolutamente identiche alla nostra “Enrica Lexie”. O se non identiche, perlomeno facilmente confondibili a uno che non sia un esperto di imbarcazioni. Poi,a quanto pare, la nave italiana si trovava a 26 miglia marine dal luogo dello scontro. Né va dimenticato che le regole di ingaggio per i soldati che accompagnano le navi in funzione anti-pirateria sono strettissime: prima si tenta di attoirare in tutti i modi l’attenzione di un eventuale natante che si diriga verso la nave, con segnali, bandiere, radio o  altro; poi si sparano raffiche in aria, e solo come extrema ratio si esplodono colpi direttamente sul’imbarcazione dalla quale venga una minaccia. Considerata professionalità dei sioldati italiani, dimostrata negli anni nel corso di decine di missioni in tutto il mondo, è assai improbabile, per non dire impossibile, che i marò abbiano sparato a freddo su un peschereccio indiano senza motivo. C’è poi il giallo dei calibri e dei proiettili e dei documenti con cui gli indiani supportano la loro impalcatura anti-italiana: sbianchettati, corretti e chissà cos’ altro.
Fra rinvii, cavilli legali, istanze varie respinte e quant’altro, la situazione è giunta a un punto morto. In Italia si susseguono incessanti le manifestazioni di solidarietà con i marò e moltissimi comuni hanno issato striscioni in cui se ne chiede la liberazione, ma al governo sembra che tutto questo non faccia molto effetto.
«Certo – dice ancora Crosetto – lì andrebbe fatta una controinchiesta con dati, testimoni e tutto il resto da opporre alle accuse indiane, e di materiale ce n’è. L’intera faccenda è surreale». E intanto le accuse indiane continuano a essere formulate con più o meno precisione: il commissario della polizia Ajit Kumar presenterà entro «questa settimana» il verbale delle accuse a carico dei due marò. Kumar è a capo della speciale squadra investigativa che conduce le indagini sull’uccisione di due pescatori lo scorso 15 febbraio. Per ora il commissario, che è il capo della polizia di Kochi, non ha fornito altri particolari sulla conclusione delle indagini. Gli investigatori comunicheranno le accuse al giudice istruttore di Kollam che sta istruendo il processo contro i due militari italiani detenuti nel carcere di Trivandrum. Il verbale con i capi di imputazione dovrà essere presentato prima del termine di legge dei tre mesi di carcerazione preventiva che scade sabato prossimo, ossia il 19 maggio, a tre mesi dall’arresto ufficiale.
E a proposito di arresto, da tempo le autorità italiane stanno facendo pressioni, non sufficienti a quanto pare, per far uscire i nostri due connazionali dal carcere e sistemarli in un luogo più consono al loro rango. In un clima di grande ermetismo delle fonti ufficiali indiane e italiane, le autorità di polizia e carcerarie del Kerala si accingono in queste ore a prendere una decisione sullo sull’opportunità o meno di spostare i marò italiani dalla prigione di Trivandrum a un luogo più appropriato, come una guest house, riferisce il quotidiano “The Hindu”. E, a quanto si apprende, la delegazione italiana a Trivandrum sta continuando a incontrare le autorità di polizia e carcerarie, in vista di un annuncio che potrebbe avvenire quanto prima. Nella sua edizione online “The Hindu” spiega che la Corte Suprema ha dato alle autorità del Kerala il 9 maggio una settimana di tempo (scaduta ieri) per rispondere alla richiesta italiana di trasferimento dei due. Per questo il direttore generale della polizia del Kerala, Jacob Punnoose, incaricato di formalizzare una decisione che avrà importanti conseguenze, incontrerà il direttore generale aggiunto della polizia, responsabile per le prigioni, Alexander Jacob.
E per questo il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura è giunto ieri a Nuova Delhi per una nuova missione legata alla vicenda dei marò. De Mistura è stato accolto all’aeroporto della capitale indiana dall’ambasciatore Giacomo Sanfelice ed è subito partito alla volta di Trivandrum, capitale del Kerala. È la terza visita che il sottosegretario compie in India dalla seconda metà di febbraio quando i due marò furono arrestati. Questo nuovo viaggio avviene in un momento molto importante, come si diceva, in cui si attendono sviluppi sia per la condizione di carcerazione di Latorre e Girone, sia per la formalizzazione delle accuse nei loro confronti da parte della polizia, sulla base delle quali il giudice che istruisce la causa dovrà prendere le sue decisioni. De Mistura, a quanto si è appreso, dovrebbe lasciare l’India domenica.
«In realtà – dice ancora Crosetto – quando accadono queste cose, esistono sempre due strade per un governo: quella ufficiale e quella ufficiosa. Per quanto riguarda la prima, mi pare che il governo abbia fatto proprio il minimo sindacale, per così dire. Per quanto riguarda la via ufficiosa, invece, non mi risulta al momento che si stia facendo qualcosa di significativo…». Ma con Crosetto sottosegretario alla Difesa, come sarebbe stata gestita questa emergenza? «È semplice – risponde – probabilmente i due non sarebbero mai scesi dalla nave, perché non dovevano scendere». «I militari vanno giudicati nel loro Paese – puntualizza il deputato del Pdl – e devo purtroppo ricordare la dolorosissima vicenda del Cermis, quando i due piloti americani non uscirono dalla caserma, per poi essere giudicati negli Stati Uniti». Ma come se ne esce? «Ormai non è facile. C’è tutta la part elegale poi che va affrontata con puntualità e con precisione, perché si prevede che le cose andranno pe rle lunghe. Sarà, ma io ho l’impressione che il governo non sia granché interessato alla vicenda dei nostri due marò…».
Via libera intanto del Parlamento europeo alla risoluzione antipirateria in cui si sottolinea che, in alto mare, la giurisdizione competente deve essere quella dello Stato di cui batte bandiera la nave. E solo le autorità nazionali così individuate sono competenti per svolgere eventuali indagini. Il testo, adottato a larga maggioranza dall’Europarlamento riunito in plenaria, riguarda l’operazione Ue contro la pirateria marittima Navfor Atalanta: nella risoluzione gli eurodeputati del Pdl hanno fatto inserire un paragrafo specifico ma di applicazione generale per contribuire alla risoluzione del caso dei due marò italiani detenuti in India dalla metà di febbraio.
Ricordiamo anche che meno di una settimana il parlamento europeo, su iniziativa italiana degli eurodepitati Fidanza e Angelilli, ha approvato un emendamento nel quale si osserva che, «in base al diritto internazionale, in alto mare si applica sempre alle navi e al personale militare a bordo – dunque anche nel caso di interventi di lotta alla pirateria – la giurisdizione nazionale dello stato di bandiera», come si legge nella risoluzione. Inoltre, l’aula ha rilevato che «nessuna autorità diversa da quella dello Stato di bandiera può ordinare provvedimenti di arresto o blocco di una nave, neanche se si tratta di misure investigative».