Quelli della sinistra con la sindrome di Pierino

Èla regola del “sì ma”. Il Pd la applica da anni. Se un sindaco o un presidente di Regione del centrodestra, o un deputato o un consigliere comunale, realizza qualcosa di concreto, c’è sempre un esponente “democratico” che alza il dito e dice la fatidica frase: «Sì, ma si doveva fare quest’altra cosa». Perché mai bisogna dare all’opinione pubblica l’idea che l’avversario abbia centrato un obiettivo, pena perdere qualche voto. È una sindrome a metà tra quella del primo della classe e quella di Pierino. Accade persino nelle materie che la sinistra ha da sempre adottato, quasi fossero una sua proprietà privata. Il fatto (l’ennesimo): Renata Polverini ha annunciato: «Finalmente il carcere di Rieti, per il quale abbiamo sollecitato un intervento e al quale abbiamo dato un contributo per quelle che sono le nostre competenze, apre nuovi spazi. Questo consente ai detenuti di poter vivere in maniera più confortevole». Una notizia che, in linea teorica, non avrebbe dovuto creare polemiche. E invece no, la sindrome di Pierino ha colpito ancora. Stavolta ad alzare il dito sono stati due esponenti del Partito democratico, Esterino Montino e Mario Perilli, che hanno pronunciato la fatidica frase “sì ma…”: «I detenuti avranno pure più spazi, ma ci sono abbastanza medici per curarli?». Ai posteri l’ardua sentenza. Ma c’è anche un’altra notizia: la giunta Polverini ha dato sostegno al film su Borsellino. Chi sarà l’esponente della sinistra, domani, ad alzare il dito? Si accettano scommesse.