Più di una ragione per riscoprire l’orgoglio

Malgrado l’autoflagellazione dilagante, c’è un’altra Italia che va oltre gli strepiti e le indignazioni alla Beppe Grillo. C’è un’Italia che si rimbocca le maniche ogni giorno, senza retorica, lontano dai riflettori. Un’Italia che funziona, che fa bene e che opera. Riciclando lo slogan caro a Madonna, «Italians do it better» («Gli italiani lo fanno meglio») mondandolo dalle allusioni di rito su questo numero del Domenicale troverete una nazione della quale andare fieri. Perché è di lunedì scorso la notizia arrivata dal Bambin Gesù: un «record mondiale», come spiegano i medici dell’ospedale romano, «perché è stato impianto il più piccolo cuore artificiale mai impiantato su un essere umano», un bambino di sedici mesi. Un’eccellenza di professionalità, che va oltre il talento disordinato, l’improvvisazione e la cialtroneria della quale gli italiani per primo si autoaccusano. Non c’è niente di improvvisato, per esempio, nel lavoro di Arnaldo Caruso, luminare della medicina italiana, che a Kabul da vent’anni opera per la riabilitazione degli afghani rimasti colpiti dalle bombe. Un’eccellenza che il mondo ci invidia e per il quale diverse associazioni umanitarie si sono attivate per avanzare la sua candidatura al Nobel per la pace. Non c’è nulla di cialtronesco o di rassegnato nelle parole di Giovanni Veronesi, regista italiano che con i suoi film da “Manuale d’amore” a “Italians” ha dimostrato che nel cinema si può coniugare qualità e sale piene. Lo fa da osservatore disincantato che non lesina critiche, ma che nemmeno si accoda al coro dei piagnistei di chi vorrebbe vedere una nazione alla deriva. Trova spazio in questo numero anche il talento da artigiano di lusso della matita di Paolo Eleuteri Serpieri, considerato una star mondiale del settore. L’autore del fumetto cult di fantascienza, “Druuna”, ha conquistato da anni il mercato francese, dove i comics hanno dignità editoriale pari a quella dei romanzi, tanto da vincere, ogni tanto, perfino i premi letterari di serie A. Ci sono italiani che, senza battersi il petto, lontani dalle telecamere televisive, operano nei laboratori delle università italiane. Ricercatori come Arnaldo Caruso, scienziato calabrese trapiantato a Brescia, che dedica la sua vita alla ricerca di un vaccino per l’Hiv. E da uomo del Sud tenace e orgoglioso si guarda bene dall’andarsene all’estero. «Rimango qui e non mollo, nonostante tutto», replica a precisa domanda. Come pure impressiona il lungo elenco di musicisti, che danno lustro all’Italia con il loro talento, ma soprattutto con il loro lavoro. Pressoché sconosciuti al grande pubblico, al quale vengono proposti i soliti nomi legati a un preciso carrozzone politico, sono motivo di vanto per una nazione che, soprattutto in questi giorni, trova pochi motivi per essere ottimista.   
In queste testimonianze troverete più di una buona ragione per non rassegnarsi. E per riscoprire, a pochi giorni dalla festa nazionale, l’orgoglio di sentirsi patria. Perché, come ha ricordato la campionessa della scherma Valentina Vezzali, che sarà nostra portabandiera alle Olimpiadi di Londra, «questo è un Paese che eccelle in tanti settori, un Paese di uomini e donne che non si arrendono mai».