Perseguitato per la sua lotta in difesa della vita

Chen Guangcheng, 40 anni, cieco, cristiano, avvocato autodidatta, è privo della libertà e in pericolo di vita per aver difeso le donne cinesi dagli abusi e dalle violenze perpetrate dal regime comunista nell’applicazione della politica del figlio unico. La rivista “Time” lo ha incluso nel 2006 nella lista dei 100 “eroi e pionieri” che hanno migliorato il mondo. Domenica prossima a Roma la Laogai Research Foundation Italia, presieduta da Toni Brandi, parteciperà alla Marcia per la Vita, dal Colosseo a Castel Sant’Angelo, in favore di Chen Guangcheng, la sua famiglia e tutte le vittime degli aborti forzati in Cina. Il 12 maggio, alle 14,30, vi sarà un convegno nell’aula magna del pontificio ateneo Regina Apostolorum, in via degli Aldobrandeschi 190 a Roma.

Presidente, perché questo accanimento contro Chen?

Chen ha denunciato il governo cinese per il sistematico e massiccio uso di sterilizzazioni ed aborti forzati. Secondo “Time” del 12 settembre 2005 e “The Independent” del 21 settembre 2005, nella sola città di Linyi migliaia di donne furono costrette ad aborti dal marzo al luglio del 2005, e almeno 160 di queste furono obbligate ad abortire all’ottavo o al nono mese di gravidanza. L’articolo di “Time” descrisse il caso della ventitreenne Li Juan. Gli operatori sanitari la legarono a un letto, le infilarono un grosso ago nell’addome fino a raggiungere il feto di 9 mesi. Questo dapprima si mosse scalciando, poi si fermò. Dieci ore dopo la madre partorì una bimba morta, che si sarebbe dovuta chiamare Shuang (“Piena di luce”). Il corpicino venne immerso in un secchio d’acqua per accertarne l’avvenuto decesso. Per aver denunciato questi crimini Chen Guangcheng è stato detenuto per quattro anni e tre mesi in un laogai (campo di lavoro forzato, ndr) e costretto agli arresti domiciliari dal settembre del 2010. Da allora ha subito soprusi, violenze e continue aggressioni da parte di malviventi e da membri del Partito Comunista.

Come è avvenuta la fuga di Chen?

He Peirong è una donna minuta con una spina dorsale d’acciaio: ha guidato il movimento per la liberazione di Chen Guangcheng in Cina, e perciò è stata picchiata e arrestata più volte. Dopo essere arrestata per aver aiutato Chen a fuggire di lei non si hanno più notizie. La casa dell’avvocato cieco era circondata giorno e notte, il villaggio intero era stato isolato. Telefono, computer e televisione confiscati. He Peirong ha raccontato a Reggie Littlejohn, presidente di Women Rights Without Frontiers, che Chen ha passato mesi sdraiato e quasi immobile, fingendo di essere in punto di morte, finché le guardie hanno allentato un poco la vigilanza. Poi, il 22 aprile, con un tempismo incredibilmente ben calcolato, ha scalato il muro del cortile e ha preso la fuga. E’ caduto molte volte ed è finito persino in un fiume a causa della sua cecità. Peirong ha guidato per 20 ore ed è arrivata al villaggio di Chen, travestita da corriere per ingannare le guardie. Dopo aver raccolto Chen, zuppo per la caduta nel fiume, ha guidato altre otto ore per condurlo in salvo a Pechino. Il loro piano è stato eseguito così magistralmente che le autorità si sono accorte della fuga dopo quattro giorni. Allora, però, sono cominciate le rappresaglie: amici e parenti di Chen sono stati malmenati ed arrestati. Oggi i figli e la madre di Chen sono in serio pericolo. Alle 5 del mattino (ora di Dublino) dello scorso 26 aprile la Littlejohn ha potuto parlare con Peirong per l’ultima volta: da allora è scomparsa.

Il 22 aprile scorso Chen si è rifugiato nell’ambasciata statunitense di Pechino. Cosa è successo?

L’ambasciata gli ha promesso aiuto ma poi gli ha consigliato di consegnarsi alla polizia cinese per evitare rappresaglie. L’ambasciatore Usa lo ha accompagnato in ospedale promettendogli assistenza ma, appena Chen è entrato, i diplomatici americani sono scomparsi. Da allora la polizia piantona la sua corsia ospedaliera. Suoi amici e parenti sono stati arrestati e la sua famiglia è tuttora in pericolo. I giornalisti vengono allontanati dai militari. Amici del dissidente accorsi in ospedale sono stati picchiati e/o intimiditi. Il coraggioso eroe cieco ha chiesto aiuto al presidente Obama ma il governo Usa sembra preferire i profitti delle multinazionali ai diritti umani. Sono tuttavia ancora in corso negoziazioni fra il governo Usa ed il Partito Comunista Cinese che potrebbero permettere a Chen di prendere una borsa di studio alla New York University. Il regime teme che ciò possa divenire un precedente per la dissidenza cinese.

Ma Chen ha lasciato l’ambasciata “di sua volontà”, come dicono i cinesi e il portavoce Usa?

Secondo i dissidenti in contatto con la Laogai Research Foundation e Asia News, Chen non avrebbe lasciato l’ambasciata Usa “di sua volontà” e, sapendo degli arresti e delle minacce ricevute in questi giorni da sua moglie e dai suoi figli, ha chiesto di poter andare negli Stati Uniti perché “i miei diritti e la mia sicurezza qui non possono essere assicurati”. Sembra essere rimasto inascoltato l’appello dell’avvocato Littlejohn a Obama: “E’ il Gandhi del nostro tempo. Non vendetelo per il commercio”.

Perché il regime comunista cinese perseguita Chen Guangcheng?

Anche oggi, nel 2012, fra le tante libertà represse nella Cina post-olimpica, non è consentito ai genitori di avere il numero desiderato di figli. A parte alcune eccezioni, la regola è che ogni coppia debba procreare un solo bambino. Anche per sposarsi e per mettere al mondo un figlio è obbligatorio ricevere una licenza speciale emessa dal governo. Di conseguenza, la legge repressiva sulla pianificazione familiare causa decine di migliaia di sterilizzazioni e aborti forzati all’anno. Il governo cinese si vanta infatti di aver “evitato”, dalla prima introduzione della politica del figlio unico del 1979, ben 400 milioni di nascite. Chen Guancheng, 41 anni, non vedente, si è battuto contro la campagna di aborti forzati imposta dal regime cinese nella provincia dello Shandong. Nel giugno del 2004, per mantenere la quota prefissata di nascite, i funzionari del Partito Comunista convinsero le coppie ad avere un secondo figlio, previo pagamento. Nel marzo 2005 nuovi funzionari decisero di fare abortire con la violenza le stesse donne che avevano già pagato per poter avere la seconda gravidanza, poiché la “quota” di nascite prevista dall’Ufficio della Pianificazione familiare era stata superata.

Oggi come è la situazione?

A Linyi le cose non sono migliorate. Nel marzo scorso una donna è stata forzatamente costretta all’aborto al nono mese di gravidanza. Nell’aprile del 2011 funzionari della Pianificazione familiare hanno accoltellato a morte un uomo quando tentava di aiutare la sorella costretta ad una sterilizzazione forzata. Nell’ottobre del 2011 una donna, incinta di sei mesi, è morta durante un aborto forzato sempre nella Provincia dello Shandong.

Il governo cinese sostiene che le risorse naturali del mondo siano limitate e quindi è necessario diminuire la popolazione.

Ciò è semplicemente falso. Infatti la storia dimostra come le risorse si siano moltiplicate più della popolazione, grazie alla creatività e alla capacità produttiva dell’uomo: e l’ingegno, stimolato dalla necessità, aumenta le risorse a disposizione, anche e soprattutto grazie alla crescita della popolazione (delle braccia e degli ingegni…). Oggi il problema non è nella mancanza di risorse, ma nel loro controllo e nella loro distribuzione, perché la ricchezza è sempre più nelle mani di un numero decrescente di persone che agiscono meramente a scopo di profitto. Purtroppo, viviamo in un mondo dove imperano l’individualismo, l’edonismo e l’utilitarismo, un mondo dove non è giusto ciò che è giusto ma è giusto ciò che conviene, perché regna la "dittatura del relativismo".