Per i ballottaggi tutti invitati, persino Prodi. Bersani? Non lo vuole più nessuno

Ballottaggio senza frontiere e con le porte sbattute in faccia (a Bersani). A Palermo è Leoluca Orlando a prendersi gioco del leader democratico. Chiedergli aiuto? Allearsi per il secondo turno? Macché. Meglio altri sponsor. «Hillary Clinton mi ha detto che vuole tornare nella nostra città. La inviterò. E un invito lo spedirò a tanti altri, da Win Wenders a Pedro Almodovar e al Dalai Lama». Tra “Il cielo sopra Berlino”, “Tutto su mia madre” e le sceneggiate del Pd non ha dubbi, ha già scelto. E nel farlo è stato pure poco cortese, perché ha sbeffeggiato sia il partito, che versa in un pessimo stato di salute, sia lo sfidante Ferrandelli, un po’ come Cassius Clay prendeva in giro i suoi avversari prima di salire sul ring. Una scelta, questa, che mette in imbarazzo tutti quei democratici che in fretta e furia, subito dopo i risultati, si sono affrettati a salire sul carro del vincitore, voltando le spalle al candidato uscito dalle primarie. Ma non è tutto. Il “Bersani? No, grazie” arriva anche da Genova. Marco Doria ha raccolto il 48,3 per cento al primo turno e quindi può concedersi il lusso di scegliere con chi trascorrere i giorni in vista del voto. Ed ecco la sorpresa: il primo nome che spicca nella lista degli invitati non è quello del leader del Pd ma quello di Romano Prodi. Sì, proprio lui, l’ex premier che nessuno rimpiange, l’uomo che ci ha trascinato nell’euro nel peggiore dei modi. Meglio lui che Bersani. Il professore bolognese i voti li ha già fatti perdere definitivamente, quindi non nuoce. Pierluigi invece potrebbe farne perdere altri. E quando ci sono le urne di mezzo bisogna essere prudenti. Per Bersani una piccola umiliazione. E un invito. A restare a casa e a riposarsi un po’.