Per fermare Grillo ci vuole San Francesco

Anche io ho l’impressione che la politica non oda i cittadini. Non è che non “ascolta”, proprio non ci sente. Alcuni pensano che la politica sia una scienza accademica e quindi eleborano ricette astruse. Altri, storditi da tempeste di cui non conoscono le origini, ripetono il mantra: “Bisogna ascoltare i mercati”, dimenticando che ce n’è un altro di “mercato” (per quanto orrenda sia l’immagine) che è quello del consenso ed è su quella piazza che bisogna avere un prodotto apprezzabile da offrire. L’antipolitica è un golem sfuggito al controllo dei suoi creatori: doveva togliere di torno alcuni per lasciare il posto ad altri e invece rischia di demolire tutto. Ma indietro non si torna. Ancora troppi pensano che questa sia una tempesta passeggera e che tutto tornerà come prima. E invece non succederà. Se il Pdl non cambia (e non dico “si trasforma”, come tenta di fare di nuovo l’ex Pd-Pds-Pci) rischia la fine dei dinosauri. E non basta una cosmesi fatta di congressi o cambi di nomi. Non basta l’appello ai “moderati”. La risposta che aspettano gli italiani non è certo una risposta “moderata”. Anzi, si auspicano cambiamenti radicali, che non si fanno col taglio dei parlamentari o con una confusa leggina elettorale. Grillo ha preso il posto della Lega – e forse anche i suoi voti – nel ruolo di “scardinatore”. Ci vuole qualcuno che assuma il ruolo, invece, di “rifondatore”, o dopo il passaggio di Monti-Napolitano non crescerà più l’erba. Bisogna armarsi di umiltà e mettersi il saio. E tornare a predicare nel deserto.