Mauro: stop all’Europa degli egoismi

Atene deve farcela, ne va del futuro dell’Ue. Ma la necessità di creare dei veri Stati Uniti d’Europa è sempre più pressante. Guarda all’attualità ma pensa in grande, Mario Mauro, europarlamentare del Pdl e presidente della delegazione pidiellina in seno al Ppe. Che invita a lasciare da parte gli egoismi nazionali e, a proposito dei recenti cambiamenti in alcuni governi nazionali, dice: «Non basta un Hollande a mettere a repentaglio l’Europa, ma la ricetta giusta per l’avvenire non sta certo nelle mani dei socialisti europei».

Allora, Mauro, andiamo subito al dunque: i timori per la sorte di Atene sono sempre più pressanti. Secondo lei la Grecia ce la farà?

La risposta è semplice: la Grecia deve farcela, perché se non ce la fa, tutta l’Unione europea è a rischio. Non abbiamo alternative.

Eppure tira una brutta aria, per i greci, che stanno addirittura correndo agli sportelli delle banche per ritirare i loro depositi in vista di una possibile svalutazione della moneta.

Io credo che in generale l’Ue debba ritrovare lo spirito dei padri fondatori, guardando più a ciò che ci unisce che a ciò che ci divide. Non possiamo lasciare spazio alle letture nazionaliste che, attenzione, non sono quelle basate sul benessere delle nazioni, come è giusto, ma sul loro conflitto. Se riproponiamo una lettura basata sul conflitto al posto di una basata sull’intesa non ne usciamo più.

Intanto Atene tornerà al voto a breve. Ma, da un punto di vista democratico, non pone qualche problema il fatto di dire ai greci: andate pure alle elezioni, ma attenti perché se votate in modo sbagliato finite dritti nel baratro?

Be’, di sicuro non possiamo né dobbiamo influenzare il voto greco, ci mancherebbe. Possiamo, questo sì, cercare di far capire perché è nei loro interessi restare in Europa. Ma dobbiamo stare attenti, anche perché l’esperienza dice che minacciare i greci non porta particolari benefici…

Appunto, le minacce: non c’è stato un atteggiamento un po’ sprezzante verso la Grecia, ma anche verso altre nazioni, come la nostra, da parte di alcuni Paesi che si ritengono la locomotiva laboriosa d’Europa contro noi mediterranei sfaticati?

Guardi, io non ho una lettura così ideologica. Sulla Grecia ci sono timori legati alla tenuta di quel Paese e dell’Unione in generale, tutto qua. Certo, a volte c’è stata un po’ di severità, determinata tuttavia anche dal fatto che i conti ellenici erano stati truccati…

Peraltro non è mai accaduto che un Paese uscisse dall’Ue e forse non è neppure previsto dai regolamenti, il che porrebbe una serie di incognite se la crisi greca degenerasse…

È vero, non è previsto. E sa perché? Perché l’Unione europea è stata sempre descritta come il migliore dei mondi possibili. A questo punto non aveva senso ipotizzare situazioni del genere: chi vorrebbe mai uscire dal migliore dei mondi possibili?

E questa immagine corrispondeva al vero?

In parte sì, ma se ora trasformiamo questo sogno in un incubo dobbiamo prenderci tutte le responsabilità del caso.

Chi è che ha addirittura il potere di trasformare il sogno europeo in un incubo?

Tutti quei governi che vogliono trovare soluzioni nazionali a problemi che possono essere risolti solo in prospettiva comunitara. Ma davvero pensiamo di poter continuare ad andare avanti con una sola comunità e 27 debiti pubblici differenti?

È il ben noto problema di una Unione lasciata a metà…

Esatto. La nascita di un unico debito pubblico europeo non è più procrastinabile e questo non per fare un favore alle “nazioni cicale” contro le “nazioni formiche”, come talvolta è stato detto. Il punto è che per mandare avanti una barca da 520 milioni di abitanti dobbiamo per forza di cose dar vita agli Stati Uniti d’Europa.

Ieri Monti ha detto: «Non ho mai usato in sei mesi la parola austerità. Il nostro obiettivo è la crescita». L’Europa, nel suo complesso, è pronta per passare dal rigore allo sviluppo?

Deve esserlo. Noi tutti siamo bisognosi di sviluppo. Rigore e crescita, peraltro, non vanno necessariamente visti separatamente, come se fossero l’uno l’antitesi dell’altra. L’ordine nei conti serve sempre, altrimenti rischiamo di ritrovarci entro poco tempo con un’illusione di sviluppo che ci porterà di nuovo sull’orlo del baratro. Non possiamo più permetterci questi errori.

La vittoria di Hollande in Francia e la sconfitta della Cdu nelle elezioni in Nord Reno-Westfalia hanno fatto tremare i mercati. Dalle urne di questi Stati possono venire nuove fonti di preoccupazione per l’Ue?

No, ci mancherebbe, non può certo essere la fisiologica alternanza democratica a mettere a repentaglio l’Unione. E tuttavia sono anche sicuro che non siano i socialisti europei ad avere le risposte adatte alla crisi. Il partito della spesa pubblica non è certo quello che ci serve in questo momento.