L’ultimo spot di Monti è un amaro (ma non Averna)

Non si sa se è un nuovo spot, del tipo “chiamami cresci-Europa e sarò la tua birra”, o un’ammissione di sconfitta, la prima della stagione dei tecnici e quindi a suo modo “storica”.  Mario Monti non se la passa tanto bene, viene travolto dalle critiche, crollano i consensi nei sondaggi. Sedotto (dalla grande stampa e dalla sinistra salottiera) e abbandonato. Persino il Pd, partito che l’ha coccolato a lungo senza mai avanzargli una piccola critica, è a un passo dal dirgli addio, come nei film strappalacrime con tanto di flirt, tradimento e finale a sorpresa. I vertici dei democratici lo ritengono la vera causa dell’emorragia elettorale subìta nelle ultime settimane. Ma lui, il premier più sponsorizzato della storia, forse per una questione di orgoglio, finge di non curarsene più di tanto. E raddoppia: «Non può esistere un “cresci-Italia” senza un “cresci-Europa”. Questa è l’operazione in cui siamo impegnati" ma è un’operazione complessa». Affermazioni che autorizzano un sospetto. Vuol far credere di essere diventato il protagonista assoluto del risveglio europeo, capace di dare lezioni alla Merkel e a Hollande, opppure ammette implicitamente che il Cresci-Italia non ha fatto crescere l’Italia così come il Salva-Italia non l’ha salvata? In ambedue i casi il nuovo spot è inutile: serve solo a non farlo rimanere con il cerino in mano.