Lo Stato non paga più i debiti (e le scuole non hanno un euro)

Sono molte le scuole italiane in attesa di ricevere dal ministero dell’Istruzione diverse migliaia di euro. Lo Stato, che pretende tutto e subito dai contribuenti debitori, è inadempiente nei confronti della sempre più larga schiera di creditori. Le conseguenze sono pesanti: i dirigenti scolastici non sanno più come riempire le caselle di bilanci sempre più magri. Non esistono ancora delle stime ufficiali. Secondo alcuni calcoli l’ammontare del debito complessivo arriva a sfiorare i due miliardi di euro. La situazione rischia di avere profili emergenziali nel breve periodo, ci sono presidi che lamentano di non aver ricevuto nemmeno i soldi anticipati per il pagamento degli stipendi dei supplenti o quelli utilizzati per pagare gli onorari dei commissari d’esame. Spese obbligatorie per garantire il funzionamento degli istituti e fornire un’attività didattica adeguata. Il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, dovrebbe battere un colpo e venire in commissione Cultura per rispondere alla mia interrogazione sulla vicenda, rompendo così il silenzio e facendo chiarezza sul suo bilancio. In un periodo di recessione si dimostrano infatti cruciali gli investimenti in cultura e formazione. Profumo deve poi chiarire un episodio di dubbia legittimità. Sembrerebbe che il suo dicastero abbia “gentilmente” invitato alcuni presidi a rinunciare ai propri crediti. Un atteggiamento a dir poco discutibile. Studenti, docenti e genitori si aspettano risposte. E non solo loro.