L’Imu si rivela un “salasso” anche per il Prof

Che succede a Mario Monti? Da lunedì sera se lo chiedono un po’ tutti. Alla conferenza stampa di presentazione della spending review il premier era apparso nervoso, aveva addossato la colpa dei sacrifici di oggi al governo Berlusconi, aveva tacciato di irresponsabilità, mettendoli sullo stesso piano, sia il Carroccio, che invoca la disobbedienza fiscale sull’Imu, sia Angelino Alfano, che chiede che gli imprenditori che vantano crediti con lo Stato siano messi in condizione di “decurtarli” dalle tasse. Ieri sera il premier ci è tornato: ha ribadito che l’idea di non pagare l’Imu «è inaccettabile», ma ha smentito che lo «sdegno» espresso l’altro giorno fosse per la proposta di Alfano. Detto ciò, però, Monti ha spiegato che anche la compensazione sarebbe «disobbedienza fiscale».

Gli italiani scaricano il Professore
Lunedì sera gli addetti ai lavori avevano commentato dicendo che il premier «non sembrava lo stesso Monti che nel discorso di insediamento aveva più volte elogiato il suo predecessore». E avevano colto nel segno, perché il Monti di oggi davvero non è più il Monti di allora. A chiarire perché ci ha pensato ieri il direttore della società di sondaggi Digis, Nicola Cesare, con un articolo sul sito di informazione politica il Retroscena. Cesare ha spiegato che «gli indicatori che segnalano un netto calo di consensi per Monti rappresentano solo le avvisaglie di un sentimento più profondo e tutt’ora in evoluzione». In estrema sintesi, gli italiani non si fidano più di Monti, si sentono «abbandonati» e non gli riconoscono più quel profilo di «responsabilità» che era stato il suo biglietto da visita vincente. Più dei sacrifici richiesti dalla crisi, non sono state digerite le marce indietro sulle liberalizzazioni, considerate un cedimento alle lobby, e la vicenda degli esodati, che è apparsa una manifestazione di imperizia quanto mai intollerabile da parte di un governo di tecnici.

E il Professore scarica le colpe

Ora, poi, ci si mette un altro mattone: l’Imu. La tassa sarà un salasso per gli italiani ed è ormai invisa a tutti i soggetti politici. Per il governo rischia di essere la fine di quel «patto con gli italiani» che, secondo Cesare, è già fortemente indebolito. E non dev’essere stato un caso che il Monti di lunedì sera abbia sostenuto che «se oggi c’è l’Imu bisogna accettare l’amara verità che tre anni fa è stata abolita l’Ici sulla prima casa senza valutare le conseguenze». Il Professore, dunque, ha puntato l’indice contro il suo predecessore, scegliendo il più abusato degli escamotage politici: lo scaricabarile. «Siamo molto concentrati sulle proposte a favore di lavoro, sviluppo e occupazione e non vogliamo alimentare polemiche», ha tagliato corto ieri Alfano.

Il Pdl rivendica Ici e compensazioni
Ma da parte del segretario del Pdl non c’è stato alcun arretramento e anzi ieri Alfano è tornato a rivendicare tanto la proposta di compensazione per gli imprenditori quanto l’abolizione dell’Ici. «Abbiamo l’idea che il rapporto tra cittadini e Stato deve essere fondato sull’equità. Se il governo trova una soluzione per pagare subito ciò che deve agli imprenditori bene, viceversa noi proporremo un disegno di legge», ha chiarito Alfano, spiegando che il testo «prevederà la possibilità che gli imprenditori con debiti fiscali verso lo Stato, ma anche crediti per servizi offerti allo Stato, possano compensare». Quanto all’Ici poi «toglierla è stata una scelta giusta che rivendichiamo. Lo rifaremmo domani mattina», ha detto il segretario del Pdl, ricordando che adesso il partito, dopo aver ottenuto la rateizzazione, lavora perché «l’Imu possa essere una tantum».

E ora anche Bersani trova l’Imu «micidiale»
In sostanza, il Pdl ha ribadito la posizione assunta fin dall’inizio nei confronti della nuova tassa sulla casa. Anche Pierluigi Bersani ha sostenuto che il Pd aveva detto fin dall’inizio che l’Imu non andava. «È effettivamente micidiale», ha ammesso ieri, proponendo però come soluzione una patrimoniale e invitando il Pdl a stare zitto. «Se vuole, può entrare nel merito delle questioni. Ci dica se è d’accordo sulle compensazioni o sull’Imu una tantum», ha replicato Maurizio Lupi. È piuttosto evidente come sulla presa di posizione di Bersani pesi il clima elettorale. Altrettanto evidente è il ruolo che ha avuto la mobilitazione dei Comuni.

I sindaci contro la «patrimoniale camuffata»
Da ieri, con la campagna «Imu? No, grazie», l’Anci è ufficialmente mobilitata contro la tassa, considerata da tutti i sindaci assai peggio dell’Ici. «Se lo Stato decide di fare una patrimoniale, lo dica chiaramente. Non è giusto nascondersi dietro alla faccia dei Comuni», ha avvertito il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, rispondendo al ministro Annamaria Cancellieri, che in mattinata aveva detto che «i sindaci sono ufficiali di governo ed è bene che non dimentichino mai che portano la fascia tricolore». Sullo sfondo c’è la minaccia di disobbedienza fiscale avanzata dal Carroccio, che ha invitato i propri sindaci a boicottare la tassa, sebbene ancora non abbia chiarito come. Si tratta, però, di una posizione politica tutta interna alla Lega e, anche in questo caso, non indifferente al momento elettorale. All’interno dell’Anci la posizione è un’altra: «Noi siamo sempre responsabili. Ogni qual volta c’è un’emergenza noi, con la fascia tricolore, siamo in prima linea», ha ricordato il primo cittadino della Capitale, Gianni Alemanno, sottolineando che «proprio per questo non possiamo ignorare la protesta civile dei cittadini che sta montando in tutto il Paese e che può essere strumentalizzata in mado negativo». «Proprio per senso di responsabilità, chiediamo al governo di interpretare la nostra protesta e fare dei cambiamenti sostanziali», ha quindi aggiunto Alemanno, ricordando che «da tempo chiediamo a Monti un incontro che non è mai arrivato».