Le opere di Passera? Sono quelle annunciate dal Cav

Sondaggi in calo, opinione pubblica inferocita, tasse a valanga. Per rianimarsi, i tecnici decidono di aggrapparsi alle idee e ai provvedimenti del governo Berlusconi. Che evidentemente qualcosa di buono l’ha fatto e qualche altra cosa di buono aveva messo in cantiere. Il ministro Corrado Passera esce allo scoperto e annuncia che adesso l’obiettivo di realizzare «100 miliardi di interventi infrastrutturali entro la fine della legislatura appare realizzabile». Cosa è successo di nuovo nelle ultime settimane? Praticamente nulla. Il piatto piange. Anzi, ai circa 4 miliardi da recuperare per non inasprire nuovamente l’Iva se ne vanno aggiungendo altri 2,5 sul fronte del’Imu. Il che lascia pensare che le aliquote definitive saranno un po’ più alte rispetto al previsto. Quello che non era realizzabile prima, a maggiore ragione non lo è adesso, visto che lo Stato non paga alle imprese nemmeno i lavori già eseguiti, figurarsi ad attivarne di nuovi. Quella di Passera, quindi, non è altro che un’uscita ad effetto. Riguarda le stesse somme messe sul tavolo da Berlusconi e Tremonti e contestate dal centrosinistra. Quando parlava di questi progetti il Cavaliere veniva etichettato come «venditore di fumo». Adesso, invece, i suoi progetti e gli stanziamenti reperiti tornano utili per far suonare le trombe. Almeno quelle risorse, in sostanza, sembrano esserci effettivamente, il resto è buio pesto.

Il centrodestra aveva aperto la strada
Lo stesso ministro dello Sviluppo economico, del resto, quantifica in 27,7 miliardi i «progetti già approvati dal Cipe, le opere confermate e il Piano Sud». Insomma, nonostante i problemi, qualche pezzo di strada il centrodestra aveva provato a farlo mettendo da parte anche le poste necessarie. Basteranno? probabilmente no, ma intanto Passera annuncia che queste opere sono in grado di creare occupazione. Complessivamente si tratta di un 5 o 6 per cento del Pil che, nel momento in cui si mette in moto, si «porta dietro 400mila posti di lavoro di cui 280mila già stabilizzati e 100-120mila nuovi».

L’industria non tira
Fatta questa foto di gruppo e delineatone i contorni, si può dire che Passera fa bene a fare un po’ di sano ottimismo. In economia non guasta mai. Soprattutto quando, come in questo momento, sono le cattive notizie a tenere banco. Ieri l’Istat ci ha informati che a marzo il fatturato dell’industria è rimasto fermo rispetto a febbraio, mentre è indietreggiato del 3,1 per cento su base annua. L’export si va riprendendo, ma è il mercato interno a non tirare, i tagli del governo, l’occupazione in calo e le troppe tasse danno il colpo mortale allo sviluppo e così creano le premesse per nuove manovre e nuovi  balzelli. Una situazione che, a breve, rischia di incancrenirsi ulteriormente. Lo dicono gli ordini, il cui andamento è foriero di quello che sarà il mercato dei prossimi mesi. A marzo – fa sapere la solita Istat –  su base mensile sono aumentati del 3,5 per cento, ma rispetto allo stesso mese del 2011 il calo è vistoso: 14,3 per cento. Il ribasso maggiore dal 2009. Sintomatico è il dato riguardante gli autoveicoli, il cui fatturato scende del 14,6 per cento, accompagnandosi a ordinativi in flessione del 16 per cento.

Carburanti: crollano le vendite
L’industria non tira e i consumi nemmeno. Le cifre sull’inflazione, del resto, ci dicono che una parte importante dei redditi delle famiglie viene ipotecata dal carrello della spesa (i prodotti acquistati con maggiore frequenza che hanno segnato rincari medi del 4,7 per cento nel corso dell’ultimo anno) e dalle bollette domestiche. Benzina e diesel, in particolare, hanno segnato incrementi di prezzo del 21 per cento, il che ha portato a una forte contrazione dei consumi. I cittadini, di fronte ai rincari, hanno lasciato in garage la macchina e si sono serviti di più dei mezzi pubblici. Nel primo quadrimestre del 2012 la contrazione nei consumi di carburanti è stata addirittura a doppia cifra (-14,8 per cento), ma lo Stato ha incassato addirittura in più in termini di tasse: tutto merito dell’aumento delle accise e dei rincari che hanno portato la spesa complessiva ad aumentare dell’1,8 per cento. I cittadini entrano sempre di meno nelle stazioni di rifornimento carburanti, ma ci lasciano comunque una parte più importante del loro reddito. La Figisc-Confcommercio fa qualche conto e rileva che le imposte sono responsabili per il 76 per cento dell’aumento di prezzo registrato dai carburanti negli ultimi 13 mesi.

Imu pigliatutto
Ma se i rincari energetici creano preoccupazioni, la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa (si chiamava Ici) potrebbe addirittura «portare a rischi di tensioni sociali». A lanciare l’allarme è l’Anci che, cifre alla mano, mette in chiaro come, rispetto alla vecchia Ici, mancheranno 2,5 miliardi di gettito. Il che porterà sicuramente ad aumentare le aliquote, con il risultato che la seconda rata sarà più pesante. «Al governo – dice il presidente dell’Anci Graziano Delrio – chiedo di mettere mano fin da subito all’Imu e al patto di stabilità perché si rischia un tracollo degli investimenti nel nostro Paese, che già al momento sono in calo di circa un terzo rispetto ad un anno fa». Sull’argomento, i sindaci terranno il 24 maggio una manifestazione a Venezia, ma intanto l’Ifel (Istituto di ricerca dell’Anci) sottolinea che per centrare l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013 durante l’estate le aliquote potrebbero essere aumentate anche dell’uno per mille. Da qui la temuta, possibile rivolta sociale. La seconda rata, tra l’altro, è destinata a scontare il conguaglio di quanto si pagherà entro il 18 giugno: una sorta di acconto sulla base delle vecchie aliquote che nel corso dell’estate saranno rivisitate per rimpinguare le casse dei Comuni che oggi stanno adirittura pensando di tassare il possesso di cani e gatti.