Le banche hanno ridato il sorriso a Monti (ma ora saranno il suo incubo)

La dolce vita delle banche, alla spendi, spandi, effendi. Hanno incassato circa 200 miliardi di euro dalla Bce mentre i “clienti” se la passano male. Ma gli incubi ci sono per tutti, anche per loro, perché i bilanci – nonostante tutta quella montagna di soldi – non sono stati risanati e si aggirano fantasmi che potrebbe turbare le notti ai nuovi “nemici del popolo”. Per adesso, l’unico a beneficiare della situazione è stato Monti, che si è trovato un bel regalino senza averne alcun merito. Il motivo è semplice: proprio perché le banche hanno avuto nuova liquidità e hanno potuto mettere mano al portafogli per acquistare titoli pubblici, il premier tecnico ha potuto cantare vittoria per l’abbassamento dello spread. C’è poco da ridere, la sua è stata una vittoria di Pirro, tutto potrebbe essere rimesso in discussione perché l’incubo Eba torna a fare paura ai nostri istituti di credito: la presidenza danese del Consiglio europeo, guidata dal ministro Margrethe Vestager, ha infatti inserito un emendamento al testo di Basilea 3 che, nell’ultima riunione dell’Ecofin, ha fatto scoppiare la bagarre. Risultato: nulla di fatto, se ne riparlerà il 15 maggio. Intanto, la pietra nello stagno è stata lanciata e per le banche europee si è accesa la spia rossa di bilanci che potrebbero mostrare nuovamente la corda. La questione è semplice. Sulla base della modifica introdotta in extremis dai danesi le banche sarebbero obbligate a valutare i titoli di Stato detenuti  ai prezzi di mercato e non secondo i valori tabellari. È evidente che, in un momento in cui le quotazioni sono basse il bilancio non potrebbe che risentirne, col rischio che i requisiti previsti potrebbero non essere rispettati. In questo modo, si dirà, succederà quello che è successo a suo tempo con le valutazioni dell’Eba, che ha calcolato i deficit delle banche in base al valore di mercato dei titoli sovrani detenuti. In realtà non sarebbe del tutto così. In questo caso all’Eba si sostituirebbe l’Ecofin e le decisioni determinerebbero una norma inserita a tutti gli effetti nella legislazione europea. Da qui effetti moltiplicati per mille e ricadute evidenti sui titoli pubblici. Il sottosegretario al Tesoro Vittorio Grilli ha già messo le mani avanti: se il compromesso raggiunto dovesse essere intaccato l’Italia non sarebbe disposta ad accettare «misure non ragionevoli e rischiose».