Le anime destre tra ansia di rottamazione e di unità

Non rifondare, ma rottamare. È questo il nuovo imperativo che si fa strada in un centrodestra “provato” dalle sconfitte elettorali. L’inventore del metodo (via i vecchi, largo ai giovani) Matteo Renzi se ne compiace su Twitter: «Sono diventati tutti rottamatori? Meglio tardi che mai…». In pratica finiscono sotto accusa le classi dirigenti che hanno gestito fin qui il cammino di quell’area politica. Lo si è visto con le manifestazioni organizzate dentro il Pdl (a Pavia, a Bologna a Roma con l’iniziativa “Ripartiamo da zero” voluta da Giorgia Meloni) ma un’aria non diversa si respira anche nel partito di Storace, La Destra, e dentro Futuro e Libertà.
Il perché è presto detto: se dovesse prendere corpo la tesi di una federazione di soggetti nel campo distinto e distante dalla sinistra con una lista cui fanno capo le varie anime destre protagoniste delle ultime diaspore su quel versante, sbarazzarsi dei vecchi capi potrebbe essere la soluzione per poter marciare uniti e non più divisi. Si tratta solo di una suggestione, al momento, perché molto dipenderà da ciò che decideranno Casini e Montezemolo e dal tipo di legge elettorale con cui si andrà a votare. Ma è una tesi che funziona come un piano B “consolatorio” se alla fine la strada del listone civico con la scomparsa di vecchie sigle (compresa quella del Pdl) dovesse concretizzarsi all’orizzonte.
Ma c’è dell’altro: a Pavia i rottamatori del Pdl hanno detto chiaro e tondo che Berlusconi ha fatto il suo tempo. Non diversamente si è espresso Gianni Alemanno: «Noi puntiamo su Alfano. Ma dev’essere lui il solo e unico leader». Senza la figura di Berlusconi in mezzo alle trattattive anche alcuni di Fli potrebbero essere tentati dal “richiamo della foresta” cui sarebbe invece indisponibile Gianfranco Fini. Per questo anche nel suo partito crescono i piccoli rottamatori. Sono i giovani di Generazione Futuro, che gli hanno mandato un messaggio inequivocabile: «Gianfranco dimettiti e vieni a sudare con noi in mezzo alla gente». Poiché è noto che Fini non intende affatto assecondarli su questa strada il messaggio può essere letto anche in modo più capzioso: Fini, fai anche tu un passo indietro in modo da agevolare il ricongiungimento delle destre. Orizzonte che da alcuni, in Fli, viene ritenuto come unica exit strategy praticabile. La differenza rispetto al Pdl è questa: che mentre in un partito grande i rottamatori possono tutt’al più fare un po’ di solletico ai big, in un partito le cui quotazioni sono in ribasso come Fli questo dibattito interno può risultare alla lunga letale anche perché sul punto lo stesso Fini è stato molto chiaro. «Non ho fatto tutto quello che ho fatto per garantire un posto in Parlamento agli amici deputati che mi hanno seguito in quest’avventura».
Le grandi manovre sono in pieno svolgimento. E con la scusa della rottamazione è facile passare dalla richiesta di valorizzare i giovani a quella, ben più pesante, di mettere nell’angolo i vecchi leader che hanno portato la destra al trionfo e poi all’attuale scenario di crisi.