Largo ai giovani sì, ma quali? E chi li sceglie?

Anche la politica ha i suoi tormentoni stagionali: quello degli ultimi giorni è sui giovani. Politici di lungo corso, inossidabili e sempre in sella si fanno in questi giorni apostoli del rinnovamento generazionale. Ci siamo passati già con le “quote rosa”. Se le donne si selezionassero al proprio interno (il che è francamente assurdo perché creerebbe una sorta di apertheid di genere) avrebbe forse un senso, ma a scegliere le donne ci sono sempre degli uomini. E sempre gli stessi: nei partiti come nelle aziende. Ora si annuncia lo stesso gioco coi giovani. Quando c’erano nei partiti i movimenti giovanili si selezionavano al loro interno quei rappresentanti che si imponevano alla struttura dei “senior” come legittimi interpreti di un rinnovo generazionale, solitamente in posizione conflittuale. Ora ogni grande vecchio o vecchino vuole scegliere, in una sorta di concorso a premi, dei debuttanti da sostituire a quelli che si ritengono logorati dall’esperienza o potenziali futuri concorrenti. Ci sarebbe da chiedersi che senso abbia questa infautazione del “tutti giovani” in un Paese che purtroppo ha una media anagrafica altissima. I cinquantenni, che sono la maggioranza, voteranno entusiasti per dei trentenni che devono rottamarli? L’appello tri-partisan al rinnovamento sa tanto di agenzia di casting: tira più la pubblicità coi giovani col cachemirino? Trovatemene un pugno a cui scrivo io il copione e buttateli sul palco. Funzionale anche il taglio dei parlamentari: salvaguardati registi, produttori e sceneggiatori si riducono le comparse. E dentro le nuove e più giovani…