La Russa: «Adesso ascoltiamo la voce degli elettori»

«Una premessa: mai più un partito con la natura di quello di Grillo avrà un’occasione così ghiotta come questa, data la pregiudiziale antipolitica e il momento di voto in libera uscita, nonché l’assenza di un governo politico. Era un’occasione d’oro perché andasse un po’ meglio del dato nazionale, che si aggira attorno al 5%». Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl, non si scompone per il risultato del “tribuno”. Né crede che il tema della “punizione” ai partiti della maggioranza sia stato quello della riforma del finanziamento ai partiti.

Quello del rimborso resta però uno dei temi coi quali si alimenta l’antipolitica.

Non può essere stato questo il motivo discriminante. Le dico una cosa: già il governo Berlusconi aveva effettuato dei tagli a partire da questa legislatura e, in più, aveva predisposto un ulteriore taglio del 30% nella prossima. Abbiamo già fatto una legge, solo che non se n’è accorto nessuno.

Come mai?

L’abbiamo detto cento, mille volte, solo che il messaggio non è passato. Perché c’è interesse a non dare rilevanza alle nostre iniziative, e poi non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Oltre a questo dico che sono favorevole al sistema che apre alla contribuzione dei cittadini, anche se penso che alla gente non dia fastidio il rimborso in sé ma quando i soldi vengono sprecati: quando accade si registra quest’acredine verso la politica che è del tutto comprensibile. Il vero antidoto all’antipolitica allora è il ritorno della buona politica, e noi useremo quest’arma.

Avete tagliato già come governo sulle spese ai partiti e il messaggio non è passato. Eppure al governo c’era il leader della comunicazione italiana…

Alcune misure le abbiamo spiegate con successo. Ma anche se il premier era il primo comunicatore del Paese ciò dimostra che non era il deus ex machina che da solo poteva ribaltare la cattiva informazione. Ricordo che, dal 1945 in poi, chi si oppone alla sinistra ha realizzato i fatti. Ma la “narrazione”, ciò che viene percepito, è sempre stato appannaggio della sinistra.

Cosa vi siete detti sulle cause della flessione del Pdl?

Personalmente credo che era una flessione annunciata, inevitabile. Quello che conta, in queste elezioni, è quanti sindaci hai: con l’atto di responsabilità che abbiamo fatto, scegliendo di sostenere Monti, abbiamo sacrificato l’allenza con la Lega, senza avere in cambio nessuna nuova alleanza. Non l’ha fatto il Pd, non l’ha fatto l’Udc che si è alleato a destra e a sinistra. Noi abbiamo sacrificato questo all’altare della responsabilità: e questo, unito al disamore per la politica e al fatto che abbiamo perso il governo, specie al sud, ha reso impossibile vincere senza la coalizione.

Si aspettava queste cifre?

>Occorre considerare all’interno di un complesso di fattori il dato del partito. Noi abbiamo fatto una scelta: quella di incoraggiare le liste civiche. Ecco, se noi sommiamo il dato ufficiale del Pdl, circa l’11%, con il risultato delle liste civiche diretta emanazione del partito, un buon 12%, e a queste liste vicine tutte quelle parallele, arriviamo intorno al 30%. Con ciò non voglio dire che le abbiamo vinte le elezioni. Ma il risultato del Pdl non è così inferiore alle attese.

Il tema dell’appoggio “critico” al governo prende sempre più forza.

Stiamo pagando quest’atto di responsabilità verso Monti. Non mi pento di averlo fatto, però ciò non può andare avanti all’infinito se il governo non mette in campo provvedimenti anche di nostro pieno gradimento: dalla legge sul lavoro, ai pagamenti che le aziende devono avere dallo Stato, all’Imu.

In molti parlano di un Pdl in disfacimento, ex An da una parte, ex Forza Italia dall’altra…

Lo fanno anche dentro il partito. Almirante diceva che in un partito corporativo come il Msi c’era anche la corporazione degli scemi. Immaginiamoci nel Pdl…

Come valuta il fatto che i vostri elettori hanno preferito Grillo che votare Terzo polo?

Con il fatto che in Italia, checché se ne dica, il bipolarismo è stato digerito. Se voto di protesta doveva essere, non poteva andare verso chi è totalmente acritico verso Monti, come dimostra di essere Casini. Quest’ultimo può incontrare forse il favore dei grandi quotidiani, ma ha dimostrato di non incontrare il favore dell’opinione pubblica. Inclusa quella dei nostri elettori.