La crisi psicologica di Bersani: e adesso come faccio a essere il primo della classe?

Di antiberlusconismo si può ancora morire, politicamente parlando. L’unico che non l’ha ancora capito è Bersani. Quando è in difficoltà e sente il terreno mancargli sotto i piedi, non trova di meglio che tirar fuori dal cilindro la frase fatidica: «È tutta colpa del Cavaliere». Tanto poi, ne è convinto, c’è sempre qualcuno pronto a raccoglierla e a spararla nei titoli dei giornali, evitandogli l’imbarazzo di dover parlare di altro. Così, nel giorno in cui il Pdl ha lanciato la proposta del semipresidenzialismo, che dovrebbe piacere anche ai “democratici” e che comunque diventa prepotentemente la notizia del giorno, lui ha cercato in ogni modo di deviare l’attenzione. Come? Con la solita storia della crisi: «Il Paese dev’essere portato fuori dal pericolo e dev’essere chiaro che se c’è un incendio, la colpa non è dei pompieri ma di chi l’ha appicato». E cioè, di Berlusconi. Il giochetto, però, non gli è riuscito perché ormai non esiste più una sola persona che – visto l’inferno in cui è piombata tutta l’Europa – pensi davvero che, se oggi arranchiamo, la colpa sia del governo di centrodestra. Ma il “furbetto" Bersani aveva già, qualche ora prima, messo le mani davanti. Presumendo che dalla conferenza stampa di Berlusconi e Alfano sarebbero arrivate novità, aveva fatto sapere: «Martedì alla direzione del Pd annuncerò una novità». Un tentativo un po’ infantile di alzare il dito per dire: “Signora maestra, sono più bravo io”. Poi, messo alle strette, ha dovuto commentare la proposta Berlusconi-Alfano: «Non posso non vedere insostenibili leggerezze, protagonismi e personalismi», ha risposto sempre più nervoso. Ottimo. Perché, come ha detto Matteoli, «se Bersani è nervoso vuol dire che abbiamo fatto centro».