Il Ranger in chiaroscuro dei gemelli Cestaro

Tex è un’eredità pesante per qualsiasi disegnatore, anche affermato. Figuriamoci che cosa devono aver pensato nel 2002 gli allora neanche trentenni gemelli Raul e Gianluca Cestaro, classe 1975 da Napoli, allora sconosciuti al grande pubblico, quando la Sergio Bonelli Editore, casa editrice alla quale già collaboravano con “Nick Raider”, propose loro di effettuare alcune tavole di prova per Tex.

Come andò quella volta?

Andò che la prova andava bene ma quell’avventura poi non la disegnammo noi… Noi esordimmo nel dicembre 2003 con il volume “Pioggia”, su testi di Claudio Nizzi. Finora abbiamo fatto sette volumi di Tex, l’ultimo dei quali nel marzo scorso, “I valorosi di Fort Kearny”, su soggetto di Tito Faraci.

Cosa vi chiesero di disegnare per questo “provino”?

Era una sceneggiatura di Claudio Nizzi, ricordo che c’era un’ambientazione di montagna, con degli sceriffi. Poi dovevamo disegnare figure intere e primi piani sia di Tex sia dei suoi pard. Sappiamo che fece una buona impressione…

Pur essendo molto giovani, siete già abbastanza noti nell’ambiente dei disegnatori. Come avete imparato?

Da perfetti autodidatti. È la solita storia dei bambini che sin da piccoli amavano moltissimo il disegno. Ogni momento libero della giornata avevamo le matite in mano. Esordimmo neanche ventenni, con due storie brevi, ma il debutto vero e proprio avvenne nel 1996, firmando con Giancarlo Alessandrini, “Kid, una strana storia”, in occasione dei cento anni del fumetto per “Lucca Comics” per le Edizioni Lo Scarabeo. Era carina, perché questo Kid era un ragazzino catapultato in un fumetto, poi, andando avanti nella vicenda, si scopre che si trattava di “Yellow Kid”, che è il primo personaggio ufficiale della storia del fumetto.

Chi vi piaceva da piccoli?

Ovviamente i Bonelli, con Ticci, Villa, e come personaggi Dylan Dog e Tex. All’inizio sognavamo di disegnare Walt Disney, facevamo mille vignette di Paperino e Topolino, poi ci siamo avvicinati al disegno umano per non abbandonarlo mai più. In realtà poi Tex era come un personaggio di famiglia, perché nostro padre era un appassionato del ranger del Texas e ne collezionava tutte le avventure. Crescendo iniziammo a considerare con attenzione il nuovo fumetto, quello che fu lanciato con la rivista francese “Métal Hurlant” (creata nel 1974 dagli artisti Jean Giraud alias Moebius e Philippe Druillet con lo scrittore Jean-Pierre Dionnet e Bernard Farkas, ndr) che segnò una vera rivoluzione per il settore, uno spartiacque. Il fumetto divenne più adulto e più colto, dai vari Pratt con Corto Maltese a Manara con le sue donne, alle storie fantascientifiche, fantasy e horror, fino all’Eternauta.

Vecchio fumetto contro nuovo fumetto, insomma…

No, diciamo soltanto che questa corrente, insieme con quella degli argentini, ricordiamo per tutti Alberto Breccia pubblicato in Italia inizialmente da “Linus” e “Il Mago”, e suo figlio Enrique, davvero insegnò un modo nuovo di fare fumetto, con riferimenti storici e culturali e, per quanto riguarda il grande Andrea Pazienza, anche di riferimenti al proprio vissuto, cosa in precedenza sconosciuta. Tutto ciò ha creato una autentica innovazione, che ha trascinato i giovani degli anni Ottanta e Novanta a identificarsi nei personaggi. I nuovi autori sentivano e sentono l’esigenza di narrare le proprie storie e trasmetterle col racconto delle loro esperienze belle o brutte o anche di condividere i propri sogni e incubi.

E Tex allora?

Noi non l’abbiamo conosciuto, ma il papà di Tex Gianluigi Bonelli ha trasposto se non il suo vissuto sicuramente la sua personalità su Tex. Ma Tex è un personaggio sui generis: sempre uguale a se stesso, contemporaneamente è rivoluzionario, perché è stato il primo (si consideri che nacque nel 1948) ad avere un approccio inverso con i nativi americani. Prima c’era solo John Wayne. Fu Willer che per primo passò dalla loro parte, diventando il capo bianco dei Navajos, Aquila della Notte. Tex è un personaggio senza tempo, il primo anche a interrogarsi sul bene e sul male, ed è per questo che ha avuto un successo ininterrotto né scalfito dallo scorrere dei decenni.

Parliamo del futuro. Che spazi ci sono per il fumetto in generale e per il western in particolare?

È vero che il fenomeno si è ridimensionato negli ultimi anni, ma la vita è fatta di corsi e ricorsi storici: presto spunterà un personaggio rivoluzionario, come Dylan Dog ad esempio, che darà nuovo impulso al fumetto, che non è una subcultura, come qualcuno dice, ma un modo di raccontare storie e soprattutto di comunicare. Per quanto riguarda il western l’icona Tex non lascia spazio a nessuno, basta vedere l’operazione di “Repubblica” per capire che lui lo spazio se lo conquista. Certo, fa stupire che in un momento storico in cui il west di celluloide è in crisi, il fumetto più venduto sia proprio un western…