Il Pdl fa autocritica e rilancia, il Pd festeggia anche dove perde

Si passa dai proclami di Beppe Grillo, che qualche ragione per esultare in effetti ce l’ha per la vittoria di Parma  –«Dopo Stalingrado ora ci aspetta Berlino!» –  alla smodata euforia di Bersani, che annuncia trionfalmente di aver vinto dove in realtà ha prevalso il candidato della sinistra (Genova, Palermo) e commenta: “in alcuni comuni abbiamo non vinto”, laddove sarebbe bastato ammettere di aver perso, come a Parma. La Lega, che ha perso sette ballottaggi su sette, ammette che le vicende giudiziarie non hanno giovato al Carroccio, mentre il Pdl non ha problemi ad ammettere che “era fuori dalla realtà chi pensava che queste elezioni potessero non segnare una sconfitta”, come spiega il coordinatore Ignazio La Russa.

La versione di Angelino

Anche Angelino Alfano non è rimasto sorpreso dall’esito del secondo turno. «Riteniamo che gli elettori di centrodestra restino ampliamente maggioritari nel Paese. Sono chiari due fatti: questi elettori non hanno scelto e non sceglieranno la sinistra e questa volta hanno massicciamente scelto l’astensione. Il loro messaggio e fortissimo: chiedono una nuova offerta politica. Siamo determinati a offrirla a loro e al Paese», è la nota diffusa in serata. Dopo aver analizzato i dati provenienti dalle varie Regioni, il segretario del Pdl avrebbe commentato con i suoi soprattutto l’assenza dalle urne dell’elettorato pidiellino. Noi abbiamo colto il messaggio e siamo pronti ad accoglierlo, avrebbe assicurato l’ex Guardasigilli, determinato a rilanciare il progetto politico di una Confederazione dei moderati, fortemente voluto da Silvio Berlusconi.

Il Pdl e il nodo di Monti
A spiegare la linea ufficiale del partito ieri sono stati Ignazio La Russa, Maria Stella Gelmini e Maurizio Lupi. «Se non siamo in grado di capire il malessere e non ridiamo una prospettiva con volti e programmi nuovi, diventeremo sempre più ininfluenti», ha detto Lupi. Sul sostegno al governo Monti puntano l’indice La Russa e Gelmini: «È stato il prezzo pagato per aver dovuto rinunciare alle alleanze, in nome dell’appoggio a Monti e per il bene del Paese», dice La Russa, che spiega: «Il nostro progetto è tentare di unire coloro che sono alternativi alla sinistra, abbiamo il leader e il progetto e la voglia di fare alleanze. Il progetto del Pdl è quello di provare a unire chi è alternativo alla sinistra. Non è facile, ma è quello il progetto. Manca la volontà degli altri di unirsi, il progetto di Alfano e Berlusconi è chiaro, preciso e vincente». Sulla stessa linea, nel Pdl, anche l’ex ministro della Pubblica Istruzione: «Il Pdl paga l’astensione che colpisce tutte le forze, in particolare il centrodestra paga l’appoggio alla politica economica del governo Monti. Oggi non si vede luce in fondo al tunnel e prevale scoramento. Noi siamo convinti che oggi non ci sia alternativa, è chiaro che il nostro appoggio al governo sarà sempre di più critico e propositivo».

Il Pd fa festa, Casini no
Sul fronte dei Democratici, invece, il clima è surreale: si festeggia con euforia eccessiva, con un’enfasi pari a quella che la sinistra sfoggiùò dopo la prima vittoria di Prodi. «Senza se e senza ma abbiamo vinto le amministrative. Capisco il simpatico tentativo di rubarci la vittoria, ma non sarà consentito», ha spiegato Pier Luigi Bersani, anche a proposito di quei commenti che nel Pdl hanno sottolineato il sostengo determinante offerto al candidato grillino a Parma. L’Udc, invece, si astiene dai festeggiamenti: «Non scegliamo nè la destra nè la sinistra. C’è da ricostruire un centro di moderati, noi lo stiamo facendo. A noi oggi non interessa nè il rapporto con il Pd, nè il rapporto con il Pdl».