Il Pd e i “tecnici” danzano sulla crisi

Non esageriamo. Il voto delle amministrative non è una “bomba”. Di fronte a tutto quel che sta accadendo, con i tecnici al governo, il Rigor Montis, il commissariamento della politica, la politica dell’austerità della Merkel, il tira e molla di Hollande, al massimo quel voto è una piccola “miccia”. Perché oggi è in ballo qualcosa di molto più grande rispetto ai punti guadagnati da un partito e persi da un altro o all’avanzata dei grillini. François Hollande ha detto una cosa di un certo rilievo: la politica deve prevalere sulla finanza. Ed è questo il punto, in Francia come in Italia. Le vere “bombe” sono altre. Atene è praticamente ingovernabile con tutto quello che ne consegue sul fronte dell’euro e dei mercati. Lo stesso Hollande, dopo aver dispensato promesse di sviluppo, adesso si trova di fronte i problemi veri (l’impossibilità di ritoccare il fiscal compact e i dossier interni, partendo dalla crisi di Peugeot-Citroen e Air France, per seguire poi con i problemi di Carrefour, Renault e delle telecomunicazioni). Come si comporterà e presto per dirlo. La realtà presenta elementi che non possono essere sottovalutati: Monti è stato troppo precipitoso nel tentare di salire sul carro del vincitore perché il nuovo presidente francese, in politica economica, è più compatibile con Giulio Tremonti. Il che è uno schiaffo anche a Bersani, che continua a sbandierare la vittoria dei socialisti francesi come la sua.

Una questione tutta da analizzare
È evidente, infatti, che senza un accordo sugli eurobond (chiesti spesso da Tremonti) l’euro continuerà a ballare e lo sviluppo resterà una chimera. È difficile (il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso lo definisce «irresponsabile») pensare che si possa finanziare la crescita aumentando il deficit. Sarà questa situazione, e non i risultati delle elezioni amministrative si cui si stanno esercitando i commentatori, a condizionare il futuro dell’Italia. E i conti si devono fare da domani come nell’ultimo anno con la finanza e con i tecnici. Dopo il voto, quindi, si ricomincia cercando di collocare i pezzi del puzzle in modo da centrare almeno il pareggio di bilancio a fine 2013. Non sarà facile, perché la recessione in atto sta attivando tutta una serie di variabili che rimettono continuamente in discussione i conti.

Problemi di cassa

Attualmente tra i problemi del governo il più concreto e probabilmente quello della cassa. È per questo che non vengono pagate le imprese che hanno svolto lavori per la pubblica amministrazione, non viene rimborsata l’Iva e si fanno gli scongiuri quando il Pdl annuncia la presentazione di una proposta per dare il via alle compensazioni tra fisco e cittadini. Monti sa che se non taglia il fabbisogno l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013 non sarà centrato. Il calo dei consumi mette a rischio le entrate e riduce la liquidità.

Aumentano i fallimenti
Lo Stato da una parte non paga i debiti e dall’altra inasprisce i controlli per colpire gli evasori. Così piccoli imprenditori che non hanno commesse e lavoratori senza stipendio perché licenziati devono spesso fare fronte anche alla riscossione forzosa delle tasse non pagate a opera di Equitalia. Non è un caso che i suicidi siano aumentati nell’ultimo periodo in maniera esponenziale. E non è nemmeno un caso se molte aziende dopo aver provato in tutti i modi a ristrutturarsi e a ridurre il personale sono costrette a dichiarare fallimento. Secondo il Cerved nei primi tre mesi del 2012 sono state circa tremila, con un aumento del 4,2 per cento rispetto al 2011, che pure era già un anno di crisi. Chi fallisce mette i libri in mano al tribunale che poi deve ripartire l’attivo tra i creditori. Ma, con i tempi della nostra Giustizia, chi è fallito resta tale, mentre i creditori che dovrebbero beneficiare della ripartizione dell’attivo rimangono a bocca asciutta, perché al danno si unisce la beffa. Per riscuotere, infatti, bisogna aspettare fino a nove anni. Il risultato ? Altre possibili chiusure di imprese e nuove perdite di posti di lavoro.

I conti ballano

Il fabbisogno nel 2011 ha raggiunto la bella cifra di 61,5 miliardi e nel 2012 si fermerà a 26,2. Le stangate del governo Monti hanno lasciato il segno (50 miliardi di maggiori entrate), ma non è detto che bastino. Dice il Tesoro (dati ufficiali) che nei primi quattro mesi dell’anno il rosso di cassa si è attestato a 30,5 miliardi (9,4 in meno rispetto allo scorso anno). Un successo? Solo apparentemente. L’abbattimento è dovuto infatti interamente al trasferimento forzoso alla Tesoreria dello Stato dei soldi degli enti locali depositati presso le banche (un assegno di 9 miliardi) che comunque non sono bastati per far scendere il fabbisogno sui 26,2 indicati nelle previsioni del governo. Si spera quindi nella tornata fiscale di giugno, in particolare sull’Imu. Ma intanto anche il fronte dell’auto fa acqua. Per ogni vettura immatricolata lo Stato incassa tra i 4 e i 5mila euro e – visto l’andamento del mercato – è facile capire che a fine anno l’ammanco sarà palpabile. Tapperanno il buco con la spending review ? È escluso. I 4,2 miliardi di euro che sono in ballo dovrebbero servire solo ed eslusivamente per evitare l’inasprimento dell’Iva previsto per ottobre.

Allarme carburanti
Con la crisi che morde iniziano a calare perfino le entrate dei giochi che finora non avevano mai tradito. E le vendite dei carburanti fanno resto: a marzo sono diminuite del 10 per cento facendo scendere gli incassi delle accise. Quanto si perde? Dipenderà da quanto forte risulterà la contrazione delle vendite a fine anno. I cittadini, stritolati dalle tasse e dalla contrazione del reddito disponibile stanno optando per l’uso dei mezzi pubblici. Così è evidente che sarà difficile incassare i 6 miliardi in più previsti con la stretta sulle accise del decreto salva-Italia. E si apriranno altre voragini nei conti.