I “poveracci” hanno già dato, Monti l’ha capito?

Un po’ di ossigeno ai “poveracci”, quelli che non hanno avuto né la forza né la fortuna di diventare manager, di entrare nell’alta finanza dalla porta principale, di essere banchieri o economisti di statura internazionale. Tanto di cappello a chi ha raggiunto le alte vette, ma un piccolo aiuto, anche morale, a chi non se la passa tanto bene non sarebbe peccato. E invece no, il governo tecnico continua con la sua strategia: mancano i soldi, siamo a un passo dal baratro, occorrono sacrifici. Non stavamo per uscire dal tunnel? Macché, «siamo ancora nel pieno della fase uno», ha detto Monti. Ipse dixit. Parole inquietanti, gli italiani si sono sottoposti a un salasso e in cambio ricevono un trattamento horror, un po’ come si fa con i bambini: “State buoni altrimenti viene il lupo cattivo”. In più, Monti ha sentenziato: «Non ho mai usato la parola austerità». Così ci si sente presi per i fondelli, visto che è stato proprio lui a dire che tutti, ma proprio tutti, dovevamo abituarci a cambiare modus vivendi. Un governo deve sapere dove e chi “colpire”. «Credo che l’ossessione su taxi, parrucchieri, farmacie e panettieri sia sbagliata – ha detto Gianni Alemanno –  un governo va giudicato da come liberalizza le ferrovie, da come si occupa delle banche, delle assicurazioni: insomma sui poteri forti e non sui poveracci». Appunto, non sui poveracci. Monti ci pensi, regalare un po’ di ottimismo a chi suda sette camicie per tirare avanti potrebbe essere la scelta giusta. Non si preoccupi se era la scelta anche del suo predecessore. Che di queste cose ne capiva. A dispetto di quanto racconta la sinistra.