I due marò tornano liberi “su cauzione”

Dopo tante delusioni, finalmente dall’India una buona notizia: l’Alta Corte del Kerala ha concesso la libertà dietro cauzione ai marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo ha annunciato per prima la tv «all news» indiana Cnn-Ibn. Il console generale Giampaolo Cutillo, che coordina il team italiano in Kerala, ha confermato che «questo sembra essere l’orientamento, ma che ancora non abbiamo in mano l’ordinanza firmata dal giudice». Secondo la tv, fra le condizioni poste vi è il deposito di dieci milioni di rupie (143.000 euro) per ciascun marò e la designazione per loro di due garanti indiani. Inoltre, Latorre e Girone non dovranno lasciare il Kerala per essere disponibili per il processo. Sostenendo la richiesta di concessione della libertà dietro cauzione, i legali dei marò avevano assicurato che gli imputati «non avrebbero abbandonato il Paese, né cercato di manomettere le prove o di intimidire i testimoni».
«È una bella notizia, siamo soddisfatti». Così Christian D’Addario, nipote del marò Massimiliano Latorre, commenta la libertà su cauzione concessa al militare insieme a Girone. «Massimiliano e Salvatore sono sereni – precisa D’Addario – per la prima volta in 100 giorni di prigionia li ho sentiti positivi e con il sorriso. È un primo,positivo segnale. Speriamo possano tornare presto a casa». I due marò saranno scarcerati «appena saranno soddisfatte le condizioni imposte dall’Alta Corte del Kerala per garantire la libertà su cauzione». Lo ha detto l’avvocato Rajendran Nair confermando la notizia anticipata dalla tv. Il legale ha precisato i giudici avevano fissato per oggi la decisione sul «bail» (libertà su cauzione), ma che su sua richiesta il verdetto è stato anticipato al pomeriggio. Nair ha pure confermato che per la concessione della libertà sono state poste numerose condizioni tra cui la cauzione di dieci milioni di rupie per ciascun imputato, l’obbligo di consegnare i passaporti, il divieto di lasciare la giurisdizione di Kochi e l’obbligo di firma quotidiana al commissariato di polizia della città portuale. Ha aggiunto che «la liberazione potrebbe avvenire a partire da oggi una volta soddisfatte tutte le procedure legali richieste dai giudici. Siamo ovviamente soddisfatti di questa sentenza che però giunge dopo circa 100 giorni di ingiusta detenzione» ha aggiunto il legale. Lo Stato del Kerala si era fermamente opposto alla concessione del «bail». Ma, secondo l’avvocato, «non ci sono i presupposti giuridici» per presentare un ricorso contro la decisione.
Più cauto il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, che in questi mesi si è recato tre volte nel Kerala per sostenere i due fucilieri di Marina: «Dobbiamo aspettare, non confermo nulla fino a quando non abbiamo visto per iscritto. Abbiamo avuto troppe sorprese, troppe delusioni, soprattutto le famiglie. Noi stiamo aspettando di vedere i dettagli della decisione dei giudici». Questo l’unico commento rilasciato da de Mistura intervenuto su Rai Radio 2. Tra l’altro, nell’udienza sulla richiesta italiana di libertà dietro cauzione, i rappresentanti legali dello Stato del Kerala hanno accettato di rinunciare ad utilizzare per l’accusa nei loro confronti gli argomenti contenuti nel cosiddetto “Suppression of Unlawful Acts against the Safety of Maritime Navigation, 1988” (Sua) per il contrasto del terrorismo internazionale. L’avvocato, che rappresentava gli interessi dello Stato del Kerala, è intervenuto nel dibattito su questo argomento rinunciando a insistere nell’applicazione di una convenzione la cui terza sezione avrebbe praticamente impedito di prendere in considerazione il beneficio della libertà su cauzione.
Da parte sua, il senatore del Pdl Domenico Gramazio conferma la sua iniziativa: «I nostri marò rimangono in India in località da stabilire. Quindi posso affermare senza ombra di dubbio che non c’è stato nessun trattamento contrario alle norme. Anzi, si colpisce ancora una volta chi, come i nostri marò, a livello nazionale e internazionale si mobilita contro la pirateria nell’oceano Indiano. È vergognoso che i fucilieri italiani siano costretti a rimanere in India e che per loro debbano essere garanti due cittadini indiani». «Domani (oggi, ndr) incontrerò ufficialmente il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, per concordare con lui l’iniziativa che porterà oltre trentacinque parlamentari ad incontrare i nostri due fucilieri in qualsiasi parte dell’India si trovino», aggiunge Gramazio, promotore dell’iniziativa bipartisan di solidarietà ai nostri soldati.