Gasparri: «Il Pdl resta unito come serve al Paese»

Quando c’è di mezzo Berlusconi la stampa, annoiata dalla sobrietà montiana, si scatena con retroscena e ricostruzioni dietro le quinte. Maurizio Gasparri ci aiuta a capire che aria tirava l’altra sera durante il vertice del Pdl con Berlusconi e Alfano. «È stato un incontro molto positivo. Tutti insieme abbiamo concordato sulla volontà di rafforzare e rinnovare il progetto del Pdl. La linea è quella di potenziare l’esperienza del centrodestra senza frazionismi né divisioni guardando a una convergenza più ampia con il centro».

Falchi e colombe, tutti d’accordo a rispondere all’appello per l’unità del fronte moderato?

Non esistono falchi e colombe, né correnti di ex. Ci sono diverse sensibilità, registriamo le ansie di molti e di singoli in una fase di preoccupazione per le prospettive e il futuro dell’Italia. Conosco le posizioni di Crosetto o di Brunetta, mi sembra che i toni critici e di consenso siano legati a singole valutazioni e alla qualià della cose che si fanno.

Eppure sulla stampa si legge della futura nascita di un gruppo autonomo alla Camera, di liste Forza Silvio, di spacchettamenti in vista di future confederazioni…

Nessuno pensa a niente del genere. Fantasie su scomposizioni e ricomposizioni sono fuori dalla realtà. Ribadisco, non esistono divisioni sulla opportunità di creare l’unità delle forze del fronte moderato. E questo vale per chi è già in campo e per chi vuole esordire in politica.

Senza rinunciare al bipolarismo?

In un’ottica bipolare, certo. La priorità è mantenere un partito coeso. Nessuno nel Pdl pensa a un frazionamento che porterebbe all’indebolimento. E Alfano è il primo a saperlo, quali che siano le forme elettorali. Se prevarrà una logica di coalizione, maggioritaria, occorre un partito forte all’interno della coalizione, se dovesse passare uno schema sul modello tedesco-spagnolo è evidente che si punta all’obiettivo di essere il primo partito. Il modello bonsai non servirebbe a nulla. Oggi il terzo polo viene dichiarato morto e abbiamo visto la tenuta elettorale di certi esperimenti…

Le urne hanno riservato brutte sorprese un po’ a tutti…

Ma hanno anche dimostrato che situazioni improvvisate e formule a tavolino non pagano. La mania del nuovismo rischia di essere avventuristica. Dal vertice con Berlusconi emerge la volontà di tutti di aggiungere nuove energie e di valorizzarne altre senza rinunciare ai contenuti. Il nostro calo è dovuto agli strappi di chi ha dato vita a una mutazione genetica dei valori della destra, come se uno mettesse l’amaro nella Coca Cola. Il colore è lo stesso ma…

Qualcuno, magari il Cavaliere in persona, sta corteggiando Luca di Montezemolo?

Chiunque può scendere in campo. Se Montezemolo si organizza, sottoscrive un programma, dimostra di avere un seguito, ben venga. Anche sulla leadership nessuna scorciatoia: noi proponiamo Alfano, se qualcuno ha altre idee possiamo fare le primarie con Montezemolo, con Babbo Natale, con chiunque. E ci si andrà a contare.

Nessuna diversificazione nemmeno sul fronte del sostegno a Monti?

Ci sono pulsioni e umori che mettono in luce certe difficoltà, penso ai commenti che circolano su facebook, alle dichiarazioni di qualche collega, ma si tratta dell’iniziativa di un singolo esponente che si sente più appagato da un’esigenza identitaria per costruirsi uno spazio autonomo. Oggi i problemi sono di dimensioni europee e mondiali, prendiamo il nodo della concorreza sleale della Cina: chi affronta questo problema, un partitino?

Nessun pentimento per aver fatto nascere l’esecutivo Monti?

Abbiamo fatto benissimo. Ci siamo impegnati per fronteggiare l’emergenza anche a costo di accollarci una certa dose di impopolarità, se non lo avessimo fatto saremmo stati accusati di egoismo politico, di aver impedito a tecnici autorevoli e sagaci di “salvarci”.

Oggi però la direzione sembra mutata verso un appoggio meno generoso, condizionato ai soli provvedimenti condivisi.

Fin dall’inizio il nostro non è stato un sostegno a scatola chiusa. Oggi che constatiamo la fatica del governo rivendichiamo il nostro contributo, servito a smontare la favola della superiorità dei tecnici sui politici, il governo Monti dice “escludiamo dal calcolo del deficit gli investimenti alle imprese”, proprio come disse inascolato Berlusconi, “facciamo gli eurobond”, come disse inascoltato Berlusconi, “facciamo gli europroject” come disse inascoltato Berlusconi. Certo capisco l’elettore che ci chiede di mandare a casa Monti: leggo le mail, incontro tutti i giorni decine di persone…

E come risponde?

Spiego che far cadere il governo non significa che il giorno dopo torna Berlusconi e si cancella l’Imu. Con la prospettiva del default e dell’impoverimento potremmo trovarci in una situazione ancora peggiore, potremmo passare dalla padella di Monti alla brace di Bersani. E questo gli elettori devono saperlo.