Formattiamo, liquidiamo, azzeriamo il Pdl. Ma anche no…

Il futuro del Pdl? Formattarlo, liquidarlo, azzerarlo? Giovani all’opera per il solito minuetto: togliti tu che mi ci metto io. Programmi però niente. Non si fa così. Dovremmo tornare ad agire come un grande partito con una proposta politica credibile in sintonia con promesse, principi, progetti cari al nostro elettorato, deluso dal nostro governo e disorientato per l’appoggio a Monti, ostile per cultura e provvedimenti ai valori di chi ci votò. Ci vuole però un po’ di autocritica. Dire che la colpa è tutta degli altri è una sciocchezza come sostenere che sono tutte le nostre. Poi è inutile negare le difficoltà di un partito giovane e già costretto in un lampo a diventare da carismatico a organizzato. Tutto vero, ma volerlo liquidare per fretta o per paura è una sciocchezza. Chi invoca un partito di centrodestra dimentica che il Pdl è il partito di centrodestra. Chi sogna un ritorno alle origini con la ricostituire di un gruppo di destra o un ritorno a Forza Italia è nostalgico di una politica identitaria, che è fine a se stessa e divisiva. Chi insomma vuole uscire dal Pdl dimentica che ogni scissione nella nostra area ha sempre fatto brutte “Fini” e che creare un nuovo partito di massa capace di vincere è impresa titanica. Unire quindi, non dividere. E sia chiaro che l’unica Alfano è l’unica soluzione e che di Berlusconi si fa prima a parlarne male che a farne a meno. Il punto è costruire, senza delegittimare gli uni le posizioni degli altri, una proposta politica che riaggreghi e che compatti su tutto il contrario di quello che fa e rappresenta Monti. Operazione politica legittima (vedi Emilia Romagna) essendoci organismi eletti. Ma stare insieme, a dividerci siamo sempre in tempo.