Farouk Mansour: «Il vecchio regime non deve tornare»

Incontriamo il dottor Hazem Farouk Mansour, deputato dei Fratelli Musulmani al parlamento egiziano, nell’ambito della conferenza organizzata da “Mir-Initiative” dal tema “Bridging the new Middle East” come evento conclusivo della seconda edizione della settimana di cultura islamica di Roma Capitale. Alla conferenza hanno partecipato esponenti politici ed analisti provenienti dai Paesi arabi e da Russia, Turchia e Italia. Il coordinamento dell’intensa giornata di confronto ha visto avvicendarsi al tavolo la dottoressa Serena Forni Taje dell’ufficio relazioni internazionali di Roma, l’avvocato Ernest Sultanov e Tiberio Graziani dell’Istituto di alti studi in geopolitica e scienze ausiliarie nonché direttore della rivista “Geopolitica”. All’evento, che è stato ospitato dalla Camera dei deputati, ha portato il saluto l’onorevole Marcello De Angelis, che ha sottolineato come le relazioni culturali ed economiche tra le due sponde del Mediterraneo debbano intensificarsi, abbattendo la barriera di reciproche diffidenze.

Dottor Mansour, oggi si è avuta la notizia che il candidato dei Fratelli Musulmani, il dottor Mohamed Morsi, ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali, seguito dal generale ed ex premier Ahmed Shafiq. Come vive l’Egitto queste elezioni?

Sì, confermiamo l’esito delle elezioni. Il dottor Morsi è arrivato primo con quasi sei milioni di voti. C’è naturalmente molta attesa. Ma una cosa è certa, che dopo la rivoluzione del 25 gennaio gli egiziani vogliono essere indipendenti, autonomi, autosufficienti e in nessun caso vorrebbero vedere tornare il vecchio regime.

Molti osservatori dicono che, in caso di vittoria di Shafiq o in caso di poca trasparenza nelle operazioni di voto, si potrebbero nuovamente verificare disordini in Egitto…

Sì, i timori sono purtroppo fondati. Ma penso che sia normale: è un fatto che la maggioranza della popolazione del mio Paese non desidera un governo dei militari, non vuole Shafiq presidente ed è pronta a scendere di nuovo in piazza per altre grandi manifestazioni di protesta.

Dottor Mansour, parliamo della Siria. Oggi i Fratelli Musulmani dall’Egitto hanno rivolto un appello alla comunità internazionale e araba affinché intervengano in Siria dopo che 108 persone sono state uccise a Houla. «I Fratelli Musulmani chiedono ai governi arabi, islamici e internazionali e al popolo del mondo libero di intervenire per mettere fine a questi massacri», ha detto il portavoce egiziano della Confraternita Mahmoud Ghozlan, secondo il quale «i crimini commessi dal governo siriano sono peggiori di quelli compiuti da Genghis Khan».

Tutti gli egiziani e i Fratelli Musulmani vogliono vedere una Siria unita e non vogliono più vedere massacri. Bisogna fermare le stragi, ma certo non vogliamo che dall’esterno qualcuno entri in Siria per sobillare. Se c’è una qualche soluzione a questo grave problema, dovrebbe partire esclusivamente dalla Lega Araba e non da altri. Quindi è chiaro che con questo condanniamo ogni azione di interferenza in Siria.

Il piano di Kofi Annan, inviato speciale per la crisi siriana del segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon, sembra quasi fallito. Il presidente Assad accusa gli Stati Uniti e alcuni Paesi arabi di fornire armi e mercenari ai rivoltosi.

Non ci sarà rimedio alla crisi siriana fino a che qualcuno, con questi sistemi, continuerà a gettare benzina sul fuoco. L’Egitto ribadisce che ogni azione debba passare per la Lega Araba.

Eppure il partito Baath, il partito del presidente Assad, ha vinto con grande maggioranza le recenti elezioni in Siria…

Questo in verità non dimostra niente. È risaputo che in uno Stato autoritario il partito di governo vince sempre.

Qual è la vostra posizione sul problema palestinese? Meshaal è al Cairo per varare il governo di unità nazionale.

L’Egitto ha sempre guardato con molta attenzione a questo. Oggi (ieri, ndr) il leader di Hamas, Khaled Meshaal, ha incontrato al Cairo l’ex presidente americano Jimmy Carter. I Fratelli Musulmani si stanno dando da fare per ricucire tra le due posizioni palestinesi, quella dell’Anp e quella di Hamas, perché c’è il pericolo che tutto quello che sinora è stato guadagnato vada perduto a causa dei veti statunitensi o israeliani. Nessuno più dell’Egitto vuole che si realizzi la pace tra i palestinesi. Dirò di più: dopo la rivoluzione del 25 gennaio i servizi segreti egiziani stanno lavorando incessantemente per riuscire a riportare i palestinesi all’unità.

Nel corso di questo convegno qualche oratore ha fatto rilevare che in Italia ma anche in Europa c’è una diversa percezione della politica araba: si pensa che ci siano i laici filo-occidentali da una parte e i partiti religiosi dall’altra. Insomma, nel mondo occidentale c’è molta diffidenza e preoccupazione per quello che potrà accadere nel mondo arabo.

Io posso dire solo questo: il popolo non vuole il vecchio regime, tanto è vero che persino i partiti di sinistra hanno fatto capire che voteranno per i Fratelli Musulmani al ballottaggio il 16 e il 17 giugno, pur di non favorire un ritorno al passato. E aggiungo anche che l’Egitto governato dai Fratelli Musulmani sarà una nazione libera, democratica, moderna e importante nella regione. E che continuerà a svolgere un ruolo leader tra tutti i Paesi arabi, per gettare questo “ponte” tra Occidente e mondo arabo di cui si è molto parlato al convegno di questi due giorni.