«Ecco perché serve la Costituente»

Pasquale Viespoli una proposta per l’elezione dell’Assemblea costituente l’ha depositata un paio di settimane fa e poi, «come atto simbolico», l’ha riproposta come emendamento alle riforme in discussione. E ora che Marcello Pera rilancia l’argomento torna all’attacco. «Prevediamola subito, basta definire i componenti, il sistema d’elezione. Che ci vuole?», dice il presidente del gruppo di Coesione nazionale al Senato.

L’accordo delle forze politiche? Il dibattito è aperto, ci sono molti possibilisti, ma anche delle chiusure. Si dice che le priorità siano altre: l’economia, la riforma dei partiti…

Partiamo dall’economia. Chi tiene separate le questioni economiche e sociali dalla riforma delle istituzioni sbaglia. Le riforme, anche quelle costituzionali, che attengono all’organizzazione dello Stato, sono un fattore di crescita e della crescita. L’efficienza dello Stato lo è. Queste persone non hanno capito cosa è successo con la riforma del Titolo V. Non c’è stato solo il passaggio all’orizzontalità istituzionale, per cui la Repubblica è costituita dallo Stato e dai Comuni sullo stesso piano, è arrivata anche la legislazione concorrente, che riguarda temi come l’energia, le infrastrutture, le politiche attive per il lavoro. Questo è un Paese costituzionalmente bloccato. Come si fa a non capire che la modernizzazione istituzionale è un fattore che va con le questioni economiche?

Le cito Franco Marini del Pd: «L’emergenza vera è l’economia, il lavoro. Solo se si risolleva questo settore, si creano le condizioni per affrontare il resto».

Le rispondo dicendole, per esempio, che si parla di spending review ma noi non sappiamo quantificare non i risparmi, ma nemmeno le stazioni appaltanti. Ma veramente pensiamo che in epoca di tempo reale i processi decisionali possano avvenire con una farraginosità costituzionale ottocentesca? Così si rinuncia alla sovranità, alla modernizzazione, che per il centrodestra, se mi consente, fanno parte del dna.

Cosa replica all’obiezione di chi dice che le riforme le deve fare il Parlamento, e subito?

Io vorrei che fosse chiara una cosa: la Costituente non è un modo per buttare il pallone lontano. È un modo per decidere. Riforma dei partiti e legge sul finanziamento si possono fare subito. Le dirò di più, sul finanziamento basterebbe un emendamento di otto parole per risparmiare ottocento milioni. Cento milioni a parola. Per quanto riguarda la legge elettorale, se non rivediamo il sistema non possiamo fare una legge di sistema. Ne andrebbe fatta una di transizione, mentre quella definitiva dovrebbe uscire dalla Costituente, legata all’assetto definitivo che si deciderà.

Ma perché non bastano le Camere e serve la Costituente?

Perché dobbiamo rispondere in maniera organica alla domanda “Quale Repubblica?”. E perché dobbiamo rideterminare un patto fondativo, partecipato. L’Assemblea costituente alla fine non decide, c’è il referendum. L’ultima parola torna alla sovranità popolare diretta. Serve per rimettere in moto un circolo virtuoso tra istituzioni e popolo. E poi ora si parla tanto del fenomeno 5 Stelle. Bene, se nel 2013 si vota la lista per la Costituente anche loro devono entrare nel patto fondativo, tutti sono chiamati a scrivere le regole dello stare insieme, a contribuire alla coesione del Paese.

Secondo lei, in questo momento, uno spirito costituente si può davvero trovare?

Penso di sì, tutti sono consapevoli che va aperta una fase nuova della storia repubblicana. Noi non siamo nella seconda Repubblica, siamo nel secondo tempo della Prima. Voltiamo pagina, lanciamo un movimento per la Costituente con chi ci sta in Parlamento e fuori. Rendiamo moderne le nostre istituzioni, il centrodestra per primo dovrebbe avvertire questa urgenza: noi siamo nati per cambiare il sistema.