Domenica la Serbia alle urne per voltare pagina: una sfida all’ultimo voto

Il 20 maggio i serbi sceglieranno il loro presidente. Il 6 scorso hanno già scelto i parlamentari e gli amministratori locali. Al ballottaggio l’attuale presidente Tadic e il leader “progressista” Nikolic. Entrambi vogliono la integrazione europea, una Serbia più moderna, la sconfitta della corruzione. I loro percorsi sono molto diversi. Tadic ha dovuto governare negli ultimi anni con l’ingombrante presenza dei “socialisti” orfani di Milosevic. Non a caso, il leader socialista Tadic è oggi il vero arbitro del ballottaggio. Nikolic  proviene dall’ala più “liberal“ del nazionalismo serbo del Partito radicale. La sua “evoluzione” ha fatto parlare gli osservatori serbi di un percorso simile a quello italiano di Alleanza nazionale. Tadic è membro del Partito socialista europeo. Nikolic non ha voglia, almeno per ora di aderire ad alcuna famiglia politica europea. Tadic è fotogenico. Nikolic infiamma le folle. Entrambi erano accreditati dai sondaggi di più voti del 25 per cento che entrambi – appaiati – hanno ottenuto. Sarà una vittoria sul filo di lana. L’Italia considera la sicurezza nei Balcani questione attinente la sicurezza nazionale. Una Serbia forte e unita è interesse dell’ Europa. Prioritariamente è interesse dell’Italia. A Belgrado, quasi di fronte al nostro Istituto di Cultura, c’è ancora oggi annerita la carcassa dell’ ex ministero dell’Informazione. Come la volta in cui le bombe della Nato la colpirono. Serve proprio voltare pagina. Queste elezioni servono anche a questo.