Corruzione, il Terzo polo abbaia ma poi vota col Pdl

Non conosce pace il ddl anticorruzione, che anche ieri è stato oggetto di un’accesa schermaglia fra i poli durante la seduta congiunta delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera. Pd, Udc e Idv hanno infatti attaccato il Pdl per il suo presunto ostruzionismo, mentre dal partito di Alfano rispondono di essere intervenuti solo su questioni di merito. La polemica è scattata dopo che ieri, in un’ora e mezza di seduta, era stato approvato solo un subemendamento all’emendamento del governo, quello relativo alle pene minime per il peculato, bocciato con 23 voti favorevoli, 32 contrari e l’astensione della Lega. Sotto accusa la lunga serie di interventi da parte dei deputati del Pdl (Vitali, Sisto, Contento Pecorella, Paniz) che avrebbe bloccato intenzionalmente i lavori. Ma gli interessati smentiscono. «Ostruzionismo? Assolutamente no, è incredibile che si dica ciò», spiega il deputato del Pdl Manlio Contento. Che aggiunge: «Noi abbiamo posto solo questioni di sostanza, non c’è nessun nostro emendamento che intenda frenare la lotta alla corruzione. In particolare, siamo intervenuti perché il governo intendeva alzare indiscriminatamente i massimi e i minimi delle pene per tutti i reati di corruzione. Ora, aumentare i massimi ha un senso, mentre innalzare i minimi significa privare il giudice della possibilità di valutare adeguatamente reati di piccola entità. Questo è quello che abbiamo chiesto. Non è tatticismo parlamentare, si tratta di questioni sostanziali. La corsa indiscriminata al giustizialismo la lasciamo volentieri agli altri». Su questa linea anche l’esponente del Pdl Francesco Paolo Sisto: «Durante il dibattito in commissione – ha detto – il partito dei neo-giustizialisti ha mostrato il suo vero, disarmante e spaventoso, volto. Pd, Idv e Fli, con l’appoggio insperato dell’Udc, hanno aumentato la pena minima del peculato, nonostante il pacato intervento del sottosegretario Mazzamuto, a quattro anni di reclusione. Al di là dello specifico tema, la pretesa di fare giustizia  incrementando a dismisura le pene minime è contraria alla Costituzione, al diritto ad una pena giusta, alla esperienza di questi anni». Mentre Fli e Udc tuonavano contro il Pdl, peraltro, incredibilmente finivano per votare insieme a esso un emendamento al testo sul falso in bilancio che di fatto svuota la proposta di legge dell’Idv e ripristinava la norma vigente. Unica novità: il carcere saliva dai 2 ai 3 anni. Una mossa che la deputata finiana Angela Napoli attribuiva a un errore: «In commissione Giustizia siamo stati condotti in errore, assecondando il parere del governo, e abbiamo di fatto modificato il primo articolo. Comunque il mio errore verrà modificato in Aula». Alla fine il ministero è costretto a intervenire con una nota: «Se errore c’è stato, nel senso che il sottosegretario Mazzamuto non ha letto per intero la scheda fornitagli si porrà rimedio in aula». Ma c’è chi resta scettico sulla storia dell’errore: se Di Pietro si dà al complottismo e vagheggia di «una talpa al ministero al servizio del centrodestra», dal Pdl si preferisce credere a un ravvedimento dell’ultimo minuto. «Fli si è sbagliato a votare? Bisognerebbe chiedere a loro – commenta Contento – come è andata veramente. Forse c’è stato un errore. Io però ricordo di aver illustrato bene tutti gli emendamenti. Forse a qualcuno non è piaciuto seguire la corrente giustizialista».