Centrella: due petizioni dell’Ugl su Imu e fasce deboli

L’equità è ora più che mai una questione ineludibile in un momento in cui sono milioni le persone che di fronte alla crisi e all’aumento delle imposte sono costrette a fare i salti mortali. E a volte non basta. Per questo è l’ora di azioni concrete, proposte vere. L’Ugl ha lanciato due petizioni popolari su questioni chiave: via l’Imu dalla prima casa e abbassamento delle tasse sul ceto medio-basso, quindi operai, impiegati e pensionati. Una battaglia che inizierà il 2 giugno e durerà tutto il mese, ci spiega il segretario generale dell’Ugl Giovanni Centrella.

Segretario, alla fine è necessario il ricorso alle petizioni popolari per farsi sentire…

Da anni non si fa altro che esporre ai governi gli stessi temi: stipendi bassi, tasse e tariffe sempre più alte. Sono convinto che, prima, per una questione di giustizia verso lavoratori, pensionati e famiglie e, poi, per ricominciare a far crescere il Paese, siano necessarie iniziative concrete. Per questo ho deciso di avviare dal 2 giugno in dieci città italiane, tra cui Roma, una campagna per la raccolta di firme su due petizioni popolari per l’abolizione dell’Imu sulle case ad uso di civile abitazione e per l’abbattimento delle tasse su buste paga e pensioni».

L’Imu sulla prima casa è una vera mannaia. Cosa chiedete nella petizione?

Chiediamo l’abolizione dell’Imu sulle prime case. Tra tasse, stipendi bassi e mutui la nuova Imu potrebbe rappresentare l’ultimo colpo di grazia. La situazione è destinata ad aggravarsi con la revisione delle rendite catastali, senza dimenticare gli effetti negativi dell’Imu sul settore dell’edilizia e quindi sull’occupazione. I cittadini non possono sopportare anche questo sacrificio».

La richiesta vale per tutti?

La richiesta vale per le case che non siano di pregio o di lusso. Per noi il minor gettito causato dall’abolizione dell’Imu sulle prime abitazioni andrebbe compensato aumentando le aliquote gravanti sulle seconde portandole ad una percentuale oscillante tra il 30 ed il 35 per cento».

Veniamo alla seconda petizione, la riforma fiscale: quale la vostra richiesta?

Chiediamo di adottare una riforma fiscale che riduca la tassazione nazionale e locale sui redditi da lavoro dipendenti e da pensione, ad iniziare da quelli medio bassi tenendo conto dei carichi familiari, in particolare del numero dei figli e della presenza di persone non autosufficienti o con disabilità, sul modello del quoziente familiare.

Quale sarebbe la ricaduta positiva di queste misure? Si ricreerà un circolo virtuoso per riavviare i consumi?

Ridando fiato e respiro a operai, impiegati e pensionati, ovvero alla maggioranza dei cittadini, li indurrà a comprare più di quanto non facciano adesso. Con un aumento dei consumi, crescono di conseguenza le produzioni e quindi i posti di lavoro. La ricetta è molto semplice, perché lavoratori dipendenti e pensionati contribuiscono per circa l’80 per cento al gettito complessivo derivante da tasse ed imposte nazionali e locali. Se si fermano loro, si ferma tutto il mercato ed è esattamente quello che sta accadendo.

Allora, ci informi di tutto. Che succederà dal 2 giugno?Come si articolerà la raccolta di firme? Può fornirci qualche dettaglio pratico-informativo in modo che i cittadini siano allertati?

Inizieremo il 2 giugno a Roma, Bologna, Napoli, Catania, Reggio Calabria, Pescara, Torino, Verona, Trieste e Bari per poi proseguire per tutti il mese in altre città d’Italia. Contiamo di dimostrare, dati alla mano, cosa chiedono i cittadini e ciò di cui hanno bisogno. Se il governo non vuole dare ascolto a quello che chiede il sindacato a nome di milioni di lavoratori e pensionati, riteniamo che non potranno fare finta di nulla di fronte alle firme dei cittadini. Ci rivolgiamo soprattutto al Parlamento che ha precise responsabilità nei confronti dei cittadini che li hanno eletti. Deputati e senatori non potranno ignorare le firme dei cittadini. Da loro ci attendiamo risposte.