Bianconi: Monte dei Paschi sconta le operazioni della sinistra toscana

«Ora parlano tutti di Antonveneta, ma la Banca del Salento se la sono scordata?». Maurizio Bianconi parla della bufera che sta investendo Monte dei Paschi e che in gran parte è legata proprio all’acquisizione di Antonveneta. Che c’entra, allora, l’operazione pugliese, «realizzata – dice il deputato del Pdl – con l’interessamento di D’Alema»? C’entra perché fu «un’altra operazione sconveniente» di Mps, le cui operazioni hanno tutte «una faccia finanziaria e una politica». «Quando ero consigliere regionale in Toscana – prosegue Bianconi – dicevo sempre che i nostri avversari non erano il Pds e il Pci, ma che la vera coalizione era Pds-Mps. Sintomaticamente, il presidente della Regione presentava la giunta e il programma nella sala del Monte dei Paschi. Tutti i progetti regionali erano appoggiati dalla banca, la Cgil aveva sconti di favore per i propri iscritti per i mutui fondiari. Era assolutamente organica al sistema di potere e anche le sue operazioni vanno inserite in questo contesto».

Quel sistema di potere sta crollando?

Si indebolisce, non crolla.

Ma se crolla Mps…

Non c’è comunque alternativa. Quel sistema ha costituito un tappo per così tanto tempo che oggi non esiste alternativa. Certamente, però, quello che sta avvenendo va visto come un segnale positivo, perché si mette mano a un monopolio che per certi versi altera la serenità dell’asse democratico. Non è mica un caso che a Siena tutti i sindaci siano stati dipendenti del Mps e anche tutti i loro avversari, che quando escono fanno liste alternative.

Ed è un caso che la vicenda esploda proprio ora?

Secondo me, no. Esplode adesso perché c’è una flessione di potere, mancano i soldi per sostenerlo. La sinistra governa bene dove ci sono risorse, quando il lago si prosciuga la sinistra è la prima a risentirne. La sua logica di governo, almeno nella mia regione, si basa sulla dazione di risorse. Ora c’è il problema che la Fondazione è in crisi perché ha finito i soldi, altrimenti Mps alimentava tutti dalla bocciofila in su. Dietro ci può essere anche uno scontro interno alla sinistra, ma la vera causa di quello che sta succedendo è l’indebolimento del sistema di potere per assenza di risorse.

E qui torniamo al «volto finanziario» della crisi di Mps. Perché si è esposta fino ad arrivare a questo punto?

Perché la politica ha sempre un costo. Attenzione, non voglio dire che rubassero, faccio un altro discorso: Antonveneta era la saldatura tra Pds e Margherita; la Banca del Salento era la saldatura tra il mondo dalemiano pugliese e il mondo toscano.

La vicenda Unipol come si inserisce in questo contesto?

Come uno scontro: lo scontro tra il mondo toscano fatto da Mps e Unicoop e quello emiliano di Unipol.

Cosa ci guadagnasse la politica è abbastanza chiaro, ma Mps cosa ci guadagnava?

Quello che si guadagna da una joint venture. Monte dei Paschi è Siena, è una grande banca di interesse nazionale, ma non ha mai rinunciato alla sua territorialità. Il controllo del territorio è centrale e il controllo del territorio è nelle mani della sinistra. La vera “capitale” della Toscana non è Firenze, è Siena. Lì si concentra il grande potere medico, dell’università e del Monte dei Paschi, che finanziava tutta la compagnia. Siena è il cuore pulsante della sinistra toscana e la sinistra toscana ha una valenza nazionale dal punto di vista operativo, capitalistico, dell’impresa.

Secondo lei, quant’è seria questa crisi?

Non lo so, è presto per dirlo. Ma se c’è uno scontro di potere in atto una cosa è certa: la bestia l’ammazzi quando è ferita.