Battaglia bipartisan in memoria di Magnitsky

L’avvocato Sergei Magnitsky fu ucciso nella sua cella d’isolamento in Russia. Era il 16 novembre 2009. Non aveva ancora quarant’anni. Sergei lasciò moglie e figli. I suoi dodici mesi di carcere furono costellati da torture e violenze e soprattutto da dinieghi di cure. Sergei lavorava per un fondo di investimenti esteri. Aveva scoperto un enorme frode ai danni dei risparmiatori. Quei ladri criminali sono ovviamente i mandanti della morte di Sergei. Sono almeno una sessantina. Oggi ricchissimi e a giro per il mondo. Nonostante la Federazione russa sia firmataria della Convenzione europea sui diritti dell’uomo. Nonostante già il parlamento olandese, canadese e americano abbiano deciso di impedire agli imputati l’accesso nei loro Paesi e il congelamento dei loro beni patrimoniali. Bill Browder, cliente e amico fraterno di Sergei, gira il mondo  per questa battaglia di verità e giustizia. Non c’entra la Russia. Per l’onore di Sergei. Ne cominciamo a parlare anche in Parlamento. L’onorevole Matteo Mecacci è il primo firmatario di una mozione bipartisan per impedire l’accesso anche in Italia e il congelamento dei beni degli assassini di Sergei. Loro non debbono avere quel diritto di vedere Firenze che impedirono a Sergei. Servirà? Ciò che è un dovere non si giudica in termini di utilità. Ci sono vari Magnitsky nei carceri.  A loro può servire. Il Parlamento italiano farà la sua parte.