Alfano agli “altri”: «Uniamoci per l’Italia»

Uno scatto di reni «ad esclusivo vantaggio dell’Italia», adesso o mai più.  Con la proposta di elezione diretta del presidente della Repubblica Angelino Alfano fa sul serio e ribadisce che non si tratta di un escamotage per mettere in mora gli avversari ma di un progetto fattibile a condizione che tutti mettano da parte  tatticismi e campanilismi. Dopo la conferenza stampa di venerdì il segretario del Pdl riassume le «buone ragioni» dell’appello dai microfoni di Porta a porta, che registra un ottimo ascolto, e affida a una lunga lettera al Corriere della Sera il possibile timing istituzionale per dimostrare che ci sono i tempi senza collisioni con le elezioni politiche e quella del presidente della Repubblica. Una risposta indiretta all’arroccamento del Pd, Pier Luigi Bersani in testa. Per il Pdl, che accarezza il sogno del semipresidenzialismo da anni, le condizioni attuali sono le migliori per procedere in tempi rapidi vista la concomitanza a primavera dello scadere della legislatura e del settennato di Napolitano e l’avvio la settimana prossima della discussione al Senato sulla riforma costituzionale. Tre «fortunate coincidenze» di cui approfittare, per dirla con il Cavaliere.
«Nell’ultimo trimestre del 2012 ci sarà la possibilità di fare tutte le leggi di supporto all’elezione diretta del presidente della Repubblica tra cui quella sul conflitto di interessi», dice Alfano tendendo la mano ai democratici. Poi spiega lo spirito della proposta: «Vi sono democrazie della decisione, come la Francia, dove la sera delle elezioni presidenziali i cittadini sanno chi guiderà il Paese nel successivo quinquennio. Lì, la volontà di cambiamento si trasforma in realtà, perché chi vince le elezioni ha la legittimazione per guidare il Paese nella direzione voluta dai cittadini». Da qui l’appello a tutti gli interlocutori politici a trovare il coraggio per varare «insieme» semipresidenzialismo e nuova legge elettorale. «Se fossimo d’accordo e approvassimo, in prima lettura, la riforma al Senato e alla Camera entro i primi di agosto, potremo giungere entro ottobre al varo definitivo». Non resta che provarci, manda a dire al centrosinistra che, convinto di avere già la vittoria in tasca, prende tempo e preferisce concentrarsi sui ritocchi alla legge elettorale rinviando il semipresidenzialismo, anche se non mancano al suo interno convinti presidenzialisti e bipartitisti. Quanto all’ipotesi di una legge elettorale a doppio turno sul modello francese, tirata in ballo dal Pd al di fuori del tavolo tecnico, Alfano spiega che da sola non basta per garantire un esecutivo stabile («basta proiettare su scala nazionale i risultati delle amministrative per rendersene conto»). Proprio guardando a Parigi  – spiega – si capisce che solo l’abbinamento con l’elezione diretta del presidente della Repubblica può garantire un esito bipolare e la certezza «di non produrre, in nessun caso, il blocco delle istituzioni».
Non sarà la sorpresa annunciata prima delle amministrative che avrebbe dovuto cambiare il destino della nazione ma è la strada maestra per rimettere in piedi il paese e riavvicinare i cittadini alla politica. «Queste proposte sono anche quelle che da tempo coltiva la sinistra riformista italiana», osserva l’ex ministro Mariastella Gelmini, «da qui la grande novità del contenuto assolutamente bipartisan della nostra riforma che merita una riflessione e un impegno. La politica deve mostrare ora la sua capacità di dominare il cambiamento e dimostrare quella velocità di reazione che la crisi ci impone. Ci aspettiamo dal Pd  un segnale incoraggiante per inaugurare insieme il percorso che ci porterà ad un confronto leale nel 2013». «Vedo che il Pdl continua a chiedere a noi che cosa vogliamo fare. In realtà sono loro che devono chiarire se vogliono fare subito, qui e ora, la riforma del porcellum, la legge elettorale che impedisce ai cittadini di scegliere i parlamentari e che tanti guai ha portato a questo paese», risponde Davide Zoggia, «devono anche chiarire se vogliono fare la riforma costituzionale già in discussione, che riduce il numero dei parlamentari. Per il resto non abbiamo dubbi: noi non abbiamo tabù». Sullo sfondo in casa pidiellina restano le pressioni e le sollecitazioni per uscire dal collasso del dopo-voto, dalle proposte dei giovani che mirano al rinnovamento dell’establishment ai promotori del movimento “Ripartire da zero” che puntano al territorio, all’ascolto della basae e alla  discontinuità fino ai tanti che guardano alle primarie e chiedono volti nuovi lasciando a Berlusconi il ruolo di padre nobile. «Sarebbe un’innovazione positiva. Poi corra anche Berlusconi, sicuramente avrebbe un buon consenso ma noi preferiremmo votare Alfano come candidato premier», dice il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo. «Berlusconi ha avuto l’intelligenza di fare un passo indietro e avere un ruolo diverso, bisogna proseguire per questa strada e permettere a un segretario di 40 anni di correre verso un progetto politico nuovo», aggiunge, «via i listini bloccati e nel caso non si riuscisse a trovare un accordo con gli altri partiti per modificare la legge elettorale, si facciano le primarie anche per scegliere i candidati da mandare in Parlamento». Altra proposta in circolazione quella di mettere un limite ai mandati, due mandati per i sindaci per esempio, e tre per i parlamentari. Venerdì mattina, nell’Auletta di Montecitorio, Alfano riunisce ancora i gruppi parlamentari di Camera, Senato e Parlamento europeo: un’’occasione per fare il punto della situazione in vista delle prossime scadenze parlamentari a partire dalla linea da tenere in Parlamento sui provvedimenti presentati dal governo, soprattutto sui temi economici e della giustizia. Ma anche per tracciare le linee guida della ripartenza del partito: in tanti attendono segnali concreti del cambio di rotta annunciato dal segretario prima dei ballottaggi.