A Palermo il nuovo che avanza: Leoluca Orlando

La frammentazione del centrodestra e del centrosinistra favorisce a Palermo un vecchio nome della politica. Leoluca Orlando è in testa, si prepara ad amministrare la città per la quarta volta e si dovrà confrontare al ballottaggio con l’ex compagno di partito Fabrizio Ferrandelli. I dati sin dalla prima proiezione l’hanno visto in netto vantaggio rispetto agli altri candidati. Il consenso nei suoi confronti sfonda addirittura il 46,3%, in una tornata elettorale con ben undici candidati in campo. A Palermo la partita si gioca tutta a sinistra: Orlando infatti dopo aver sostenuto Rita Borsellino alle elezioni primarie del centrosinistra, il 23 marzo ha annunciato la sua ricandidatura alla carica di sindaco, affermando che le primarie erano state macchiate da brogli e inquinamenti politici, in contrapposizione al vincitore delle primarie FabrizioFerrandelli, ex Idv e ora sostenuto da Sel e Pd.
Dipietrista della prima ora, la sua candidatura sostenuta da Idv, dalla Federazione della sinistra e Verdi s’è abbattuta su liste e coalizioni, scompaginando le logiche dei partiti e degli schieramenti. Un venticinque per cento l’ha pescato ovunque, anche nel Pdl. Come ha osservato Francesco Cascio (Pdl), presidente dell’Ars, «non c’è dubbio che i primi dati indicano che i voti del Pdl sono andati a Orlando. In realtà visto che Massimo Costa era appoggiato anche da Udc e Grande Sud, credo sia un problema che riguarda l’intero centrodestra». Infatti, Costa sempre secondo le proiezioni  dell’Istituto di Piepoli si è fermato al 13,4% mentre la coalizione che lo sosteneva ha toccato il 24,2%. Ha perso, ma poco, invece, rispetto alle liste, Fabrizio Ferrandelli che si è attestato al 17% (le liste 18,9%). Lontano dalla soglia utile per il ballottaggio, invece, Alessandro Aricò, che col suo 8,4% ha perso poco rispetto al consenso delle liste (12,8%). Un dato, quest’ultimo, che suona un po’ come una sconfitta per l’Mpa di Lombardo, le liste degli assessori regionali Russo e Armao, e l’Mps di Riccardo Savona.
Con Orlando comunque è “il vecchio” che avanza:  sindaco democristiano dal 1985 al 1990 è poi ritornato a Palazzo delle Aquile dal 1993 al 2000 sotto il simbolo della Rete. Ora il successo inatteso di ieri. Alle 18 Orlando si è presentato al suo comitato elettorale facendo il segno di vittoria con le dita: «È un successo strepitoso, l’avete capito che sono sindaco?». Davanti alla ressa di operatori e cronisti, Orlando ha cercato di calmare gli animi: «Fatemi fare il sindaco, per favore allontanatevi un po’. Questo grande successo dimostra che Palermo non è morta e non è morta la Regione siciliana, è morta la pessima politica. I palermitani – ha aggiunto – hanno detto basta agli equilibrisimi politici, alle cattive logiche. Da ora la politica, quella buona, può cominciare a rinascere e a rivivere. Scegliendo Orlando come sindaco di Palermo i palermitani hanno mandato a Bellolampo (la discarica di Palermo, ndr) la brutta politica, mettendo insieme un progetto di governo con l’emergenza che bisogna affrontare». Orlando ha sottolineato che «la metà dei palermitani ha votato per me, a prescindere dai partiti confermando che c’era voglia di liberarsi da lacci e laccioli. Il compito dell’amministrazione comunale che si andrà a formare  – ha detto ancora Orlando – lo ripeto adesso e, se sarà necessario, lo ripeterò anche nei prossimi quindici giorni di campagna elettorale è di mettere in sicurezzza Palermo dalla mala politica, mettere in sicurezza Palermo rispetto al clientelismo e la mafia e alle devastanti politiche sociali del governo Monti, e mettere in sicurezza questa città rispetto a una devastante perversione etica del governo Lombardo». Orlando ha citato anche Pablo Picasso: «Diceva che per divenire veramente giovani occorre tempo e io credo che il tempo l’ho passato e forse sono un giovane sindaco di questa città che può dare una risposta di futuro a Palermo e la può dare con un vantaggio enorme: non c’è nessun collare al mio collo. Giù le mani da Palermo. Questa è una battaglia di libertà».
Sin dalle prime proiezioni che lo davano in vantaggio c’è stata autocritica nel Pdl. «Abbiamo sbagliato i candidati, non ho difficoltà ad ammetterlo. C’è la mania di cercarli con la faccia carina, senza sapere da quale esperienza amministrativa vengano mentre la gente vuol persone affidabili e per i palermitani è più affidabile Orlando». Ospite del Tg3, Ignazio La Russa ha commentato i risultati negativi del Pdl a Palermo e Verona. Per l’ex ministro della Difesa «non ci saranno ripercussioni del voto sul governo, continueremo con più forza. Ma sicuramente, d’ora in poi, non possiamo dire sì a quei provvedimenti che non consideriamo giusti. Il centrodestra a Palermo è il primo partito. Nel capoluogo siciliano c’è una legge nuova con due schede una per il solo nome del candidato e l’altra per partiti e poi Orlando un politico di antica razza batte i candidati nuovi». La sinistra ora sta cercando di mettere il cappello sulla vittoria di Orlando, da Anna Finocchiaro che ha parlato di un risultato straordinario, a Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, che anche lui ha sottolineato «il dato complessivamente positivo per il centrosinistra e straordinario per Orlando a Palermo, sostenuto da Idv e Federazione della sinistra, che dimostra che quando c’è un’alternativa credibile alla destra non c’è spazio per l’antipolitica».