2 giugno: l’Italia ha bisogno di ritrovarsi

«Spalare e non sfilare». È il grido di battaglia che impazza sulla rete, da facebook alle bacheche di Twitter, per chiedere l’annullamento della parata del 2 giugno ai Fori imperiali. Motivo? Risparmiare quei soldi per devolverli alle famiglie colpite dal sisma. E giù appelli a sabotare la sfilata (da Di Pietro a Maroni passando per Vendola e Ferrero, che invita il governo a fermare le macchine come avvenne in occasione del terremoto del Friuli, quando «persino i democristiani fecero meglio di questo presidente della Repubblica e di questo governo»). «Celebreremo il 2 giugno e lo faremo con sobrietà in memoria delle vittime del terremoto perché la Repubblica deve confermare la sua forza e la sua serenità», aveva detto due giorni fa Napolitano parlando da Pordenone. Ma ieri è andato giù ancora più pesante contro le strumentalizzazioni della Festa della Repubblica che dovrebbe essere un’occasione per stringersi attorno alle vittime del sisma e non per dividersi. «L’attenzione si concentri sul da farsi nelle zone terremotate e non sia deviata su polemiche strumentali o assolutamente secondarie su come far svolgere la rassegna militare del 2 giugno o come ricevere il corpo diplomatico straniero il primo giugno», si legge nel comunicato molto duro del Colle.
Mentre la Lega dà lezioni di cerimoniale («Presidente, la sostituisca se proprio serve con una sobria manifestazione nel cortile del Quirinale e devolva i tanti quattrini alle famiglie colpite dal terremoto») nelle file del Pdl la riflessione si allarga dalle questioni tecnico-contabili a quelle simboliche: nell’attuale congiuntura che vede una profonda crisi economica, morale, politica – questo il ragionamento –  il no alla parata rischia di alimentare una disgregazione delle istituzioni che non salva nessuno. Poi il dato concreto: a tre giorni dalla rassegna la gran massa delle spese previste sono già state realizzate e lo sbandierato risparmio sarebbe irrisorio.
Massimo Corsaro è il primo a parlare: la polemica sulla parata, nata spontaneamente nella rete e populisticamente cavalcata da Idv e Lega, oltre che dai soliti partiti di ortodossia comunista, «non solo è visibilmente strumentale ma anche di pessimo gusto». Può essere comprensibile, aggiunge il vicepresidente del Pdl alla Camera, che il mondo della rete non sappia che il costo della rassegna è assai ridotto (circa 2,5 milioni di euro) «ma è da veri sciacalli per forze politiche che siedono in Parlamento nascondersi dietro la tragedia del sisma in Emilia in ossequio a un sentimento anti-militarista e anti-nazionale». Per Basilio Catanoso «la festa della Repubblica deve essere l’occasione per non polemizzare e ritrovare il senso del dovere e senso dello Stato. Che – aggiunge polemico – non sempre il capo dello Stato ha difeso, giovandosi di polemiche populiste per compiere scelte politiche non certo al di sopra della parti». La formula low profile piace ad Altero Matteoli  che condivide le ragioni del Quirinale, «non si annulla una solenne celebrazione nazionale per risparmiare qualche centesimo. Le cifre sono già state tutte impiegate, i palchi sono montati, è tutto allestito, annullare la parata oggi sarebbe una colossale sciocchezza». E poi – ragiona l’ex ministro – questo atteggiamento è «un alzare le mani di fronte ai venti che in tutti i secoli hanno accompagnato l’uomo, di fronte alle calamità naturali un popolo non si arrende ma reagisce. Ora bisogna pensare alla ricostruzione in tempi rapidi e nel rispetto delle leggi».
Maurizio Gasparri non vuole polemizzare a tutti i costi ma sottolinea gli strabismi di certi internauti facendo notare che le delegazioni militari sono già arrivate a Roma e che le strutture sono tutte predisposte. «Molti dibattiti di queste ore sono condizionati dalla suggestione che l’annullamento della sfilata possa generare risparmi fantasmagorici. L’intento applicato alla causa è lodevole, ma il valore economico è molto più esiguo di quello che si può pensare. Per il terremoto ci vuole ben altro, parliamo di milioni di euro». Per Giorgia Meloni annullare la tradizionale parata non è all’ordine del giorno: in questa fase di depressione e di crisi globale «abbiamo bisogno più che mai di “celebrarci”  e celebrare le ragioni che ci uniscono. La storia dei risparmi è ridicola, è come dire aboliamo il 17 marzo perché costa troppo come pil. Senza sacrifici non si comprende la ragione per la quale tutti dovremmo impegnarci per il bene comune». Giampiero Cannella affida a un lungo post su facebook le sue considerazioni sull’inaccettabile delirio emotivo che accompagna la vigilia del 2 giugno. «Premesso che ogni Stato ha i suoi riti laici  espressione identitaria di una comunità nazionale, (il 14 luglio in Francia, il 4 luglio negli Usa…), la parata militare non è un defilé. Il 2 giugno si rende il doveroso tributo agli uomini e alle donne in divisa». Insieme ai militari impiegati lontano dall’Italia per combattere il terrorismo internazionale – ricorda il giovane parlamentare del Pdl – sfilano reparti che sono stati i primi a intervenire in caso di calamità naturali, come la Croce Rossa, la Protezione Civile, il Genio e che «meritano di sentire la vicinanza del Paese e non polemiche sterili». A chi obietta che annullando tutto si può risparmiare Cannella risponde: «Pensate forse che Napolitano alla fine della cerimonia scenda dalla berlina storica, metta mano al portafogli, tiri fuori il bancomat del Quirinale e paghi tramite pos il conto?». Il lutto si può esprimere in mille modi, ragionano gli esponenti del partito di Alfano, in Francia o negli Stati Uniti non si sognerebbero mai di annullare le loro feste nazionali. Poi arriva la stoccata provocatoria: se il terremoto si fosse verificato in prossimità del 25 aprile o del 1 maggio, avrebbero chiesto l’annullamento? «La verità – dice Cannella – è che ogni pretesto è buono per far scattare il riflesso condizionato degli antimilitaristi o di chi non riconosce la dignità nazionale. Insomma «non è con la sospensione della parata del 2 giugno che si aiuta l’Emilia devastata e ferita a morte dal sisma – conclude Osvaldo Napoli – la festa della Repubblica deve invece diventare megafono della capacità di reazione del paese contro le calamità e le tragedie. E stimolo per un nuovo inizio».