Vivere senza un euro in tasca? Tranquilli, ve lo insegna Monti

Avevano detto tutto e il contrario di tutto sulla crisi economica. Ma nessuno aveva ancora trovato il coup de théâtre. Ci ha pensato Mario Monti, con una lezione da illustre professorone di politica, storia ed economia. Ha spiegato che la crisi è come il fascismo. Il dado è tratto, c’è – udite, udite – un parallelo tra la liberazione e l’attuale fase di difficoltà economiche e chiede di muoversi «tutti insieme» come a quei tempi. «Riusciremo a superare le difficoltà  – ha affermato – se tutti, forze politiche, economiche, sociali e produttive, lavoreremo nell’interesse del Paese e del bene comune». Come nel ’45. Poi spunta una seconda fase: da chi ci vuole liberare l’insigne professore della Bocconi? Dal nostro modo di vivere la vita e dalla libertà dal bisogno, è evidente. Vuole insegnarci a vivere. Tanto da puntualizzare: c’erano «alcuni modi di pensare e vivere a cui ci eravamo abituati e che impedivano al Paese di proiettarsi nel futuro». Ora, grazie a lui, tutto questo scomparirà. Perché, da buon magister vitae, ci metterà in riga.

Dietro le parole, la realtà

Per chi non l’avesse capito, è un’ammissione d’impotenza. Le stangate non bastano a invertire l’escalation del debito e dopo c’è solo da ridurre il tenore di vita. Come? In altri tempi si sarebbe prospettato il ritorno alla terra. Oggi non lo si fa, ma l’Irlanda è lì a ricordarci che chi prima guadagnava mille euro a settimana adesso si deve accontentare di un terzo, e chi si era comprato la prima e la seconda casa può perderle entrambi e poi emigrare. Francamente non è per sentirci prospettare scenari di questo tenore che abbiamo accettato i tecnici al governo del Paese. Le riforme fatte, del resto, già producono effetti forti. Nei primi tre mesi del 2012 le pensioni liquidate sono state 45.318, meno della metà rispetto alle 93.552 dello stesso periodo dell’anno scorso. Colpa dell’età media di uscita che, nel frattempo, è cresciuta da 60 a 61,4 anni. il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, sottolinea che così «siamo più vicini all’Europa». Il costo da pagare, però, è tutto a carico dei pensionati. «Quando si fa una riforma senza clausole di salvaguardia – fa notare Susanna Camusso – si generano i mostri che sono stati generati».

Draghi spinge per la crescita

Di fronte a questa situazione Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, sottolinea che ora «servono misure strutturali per la crescita» e rileva che «il credito agevolato alle banche  della Bce non porterà automaticamente a migliori condizioni per imprese e famiglie». Quella imboccata, dunque, sembra essere una strada senza uscita. Anzi, il peggio potrebbe non essere ancora arrivato, visto che «risanare con le tasse – dice Draghi – ha effetti recessivi». Il messaggio a Monti è quindi quello di invertire la tendenza. Palazzo Chigi, però, dimostra di avere idee del tutto diverse. Per il professore della Bocconi le priorità sono rigore e stabilità dei conti.

Salari all’osso
Gli stipendi dei lavoratori si confermano fra i più bassi delle economie sviluppate. Martedì l’Istat aveva reso note le cifre relative all’Italia (per le buste paga non è andata mai così male dal 1983), ieri l’Ocse ha fatto il resto fornendo i confronti internazionali. Con un dato medio dei salari ancorato a 25.160 dollari per lavoratore senza figli a carico, il nostro Paese è al ventitreesimo (nel 2011 era al ventiduesimo) sui 30 che fanno parte dell’organizzazione parigina. Meglio di noi non fanno solo la Germania e la Francia, ma anche la Spagna e perfino l’Irlanda. Il dato del salario medio è di 27.111 dollari, ma mentre i tedeschi stanno a 33.019 e la Gran Bretagna a 38.952, noi ci fermiamo a poco più di 25mila. Eppure se non avessimo un sistema fiscale così avido non sfigureremmo: il dato medio dei trenta Paesi Ocse (al lordo) è infatti di 36.396 dollari e l’Italia, con 36361 è perfettamente in linea.