Un nuovo carrozzone per tagliare la spesa

L’obiettivo è quello di ridurre la spesa pubblica di 4 miliardi nel 2012 con il concorso di tutte le amministrazioni pubbliche. Su come farlo, è ancora mistero. Su chi dovrà sforbiciare, invece, c’è già il nome: Enrico Bondi, ex commissario liquidatore di Parmalat, che va a guidare un nuovo carrozzone pubblico al quale affiancare un comitato interministeriale chiamato a fare le pulci agli stessi dicasteri. Quanto basta per concludere che ieri, in Consiglio dei ministri, è arrivato un ulteriore rinvio all’operazione tanto attesa di “spending review”. Ma in compenso è partito un ulteriore, interessante valzer di poltrone di tecnici, chiamati a vigilare su altri tecnici. Altri incarichi da assegnare, nuovo giro di burocrati e qualche stipendio da pagare. Ma Giarda non bastava o la decisione di ieri è da considerarsi la prima mini-sfiducia al ministro, esimio professore esperto di contabilità pubblica, peraltro?

Il commissario “tagliatore”
 Enrico Bondi sarà commissario per beni e servizi dell’amministrazione statale. Nella bozza del testo portato in Consiglio dei ministri da Piero Giarda c’è scritto che il presidente del Consiglio potrà «nominare un commissario straordinario al quale spetta il compito di definire il livello di spesa per acquisti di beni e servizi». Il compito del “supervisore”, che potrà essere aiutato da un «subcommissario» sarà quindi quello di definire il livello di spesa per acquisti di beni e servizi, per voci di costo, delle amministrazioni pubbliche. Il commissario svolge quindi anche funzioni di «supervisione, monitoraggio e coordinamento dell’attività di approvvigionamento di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni». Tra le amministrazioni pubbliche sono incluse «tutte le amministrazioni, autorità, anche indipendenti, organismi, uffici, agenzie o soggetti pubblici comunque denominati, gli enti locali, nonché le amministrazioni regionali sottoposte a piani di rientro dal disavanzo sanitario per le voci relative alla spesa sanitaria». Mentre sono escluse la presidenza della Repubblica, la Corte costituzionale e il Parlamento.

Un comitato di ministri
Ad affiancare il commissario, poi, anche un comitato interministeriale presieduto dal presidente del Consiglio e composto dallo stesso Giarda, dal ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi, dal viceministro Vittorio Grilli e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà. Il Comitato interministeriale sulla spending review avrà due mesi di tempo per verificare tutti gli elementi delle spesa pubblica non vincolati (come ad esempio sono pensioni e stipendi) con l’obiettivo di realizzare tagli senza danneggiare i cittadini.

L’ultimatum è il 31 maggio

Entro il 31 maggio ogni ministro dovrà proporre il suo piano di risparmi, come prevede la direttiva del presidente del Consiglio, all’esame del consiglio dei ministri. I criteri alla base del documento che in questo momento viene esaminato dal Cdm, partono dal “riconoscimento dell’attività di revisione di spesa come prioritaria”. Il primo criterio operativo riguarda la “revisione dei programmi di spesa”. Il secondo il “ridimensionamento delle strutture dirigenziali”. Poi la “concentrazione dei servizi  e la “revisione dei procedimenti di acquisto”.

La freddezza dei partiti

Il Pd chiede di usare il cacciavite sulla Difesa, il Pdl il bisturi, soprattutto nei settori della sicurezza. Ma ogni partito pone veti su un settore che considera vitale e questo lascia presagire tempi duri per Monti e Bondi.