Si stava meglio quando si stava peggio

Il governo tecnico non farà uscire l’Italia dalla crisi. Forse l’ha frenata, ma forse invece l’ha aggravata. I tecnici non sono meglio dei politici. Forse il contrario. Non ne hanno le virtù e non sono esenti dai loro difetti. Gli italiani, non tutti ma molti, erano stati convinti che i politici non fossero sufficientemente competenti ad affrontare le grandi sfide poste dal crollo di sistema dell’economia mondiale. I tecnici si sono mostrati tutt’altro che più competenti. Il consenso artificiale costruito a tavolino dalle grandi centrali d’informazione si è infranto nello scontro con la difficile realtà quotidiana dei cittadini. Le chimere di sviluppo e rimonta economica si sono trasformate in mostruose delusioni. Le grandi decisioni si sono dimostrate piccine e in molti casi – come l’aumento della benzina – suicidali. Il condizionamento straniero che ha imposto il cambio di governo ha lasciato oggi il posto all’inseguimento patetico di investimenti stranieri incondizionati, di qualunque tipo a da chiunque vengano. La credibilità internazionale è crollata a livelli drammatici. Se – grazie alle campagne di stampa – eravamo passati agli occhi del mondo da Paese della Dolce vita a Paese del Bunga Bunga, oggi siamo quelli che buttano i propri soldati nelle mani del primo manipolo di guardiacosta che voglia fare scempio del nostro diritto e della nostra dignità. Se la stampa estera trattava male Berlusconi, dopo solo pochi mesi ha cominciato a delegittimare anche Monti. Il cammino nel deserto è ancora lungo.