Sarkozy si veste da neocrociato

La prima cannonata della campagna elettorale per il ballottaggio la spara il presidente uscente Nicolas Sarkozy, e lo fa in chiave “lepeniana”: Tariq Ramadan, il discusso intellettuale musulmano nipote di Hasan al-Banna, fondatore in Egitto dell’associazione dei Fratelli musulmani, è stato accusato dal capo dell’Eliseo di aver espresso il proprio sostegno a Francois Hollande alle presidenziali francesi. Ma a smentire ieri sono stati sia il candidato socialista sia l’intellettuale con passaporto svizzero. I due hanno reagito a un’affermazione del presidente e candidato che, parlando di Ramadan, aveva affermato giovedì sera al tg di Tf1 a proposito di Ramadan: «Ecco un uomo che invita a votare per Hollande. E non ho mai sentito dire a Hollande che questo lo infastidisce». Il candidato socialista ha smentito ieri mattina alla radio France Info: «È completamente falso. Ramadam, che non vota nemmeno in Francia, non ha mai citato il mio nome». Anche l’intellettuale ha smentito parzialmente: «Nella mia vita non ho mai lanciato un appello a votare Hollande. Non sono francese – ha affermato – e non ho mai dato indicazioni di voto. Ho detto che non dovevano essere date consegne di voto musulmano, perché non ha alcun senso. Ho solo chiesto ai cittadini francesi – ha aggiunto – di confessione musulmana e non, di votare con coscienza e di fare un bilancio della politica di Sarkozy, che è molto negativo». Insomma, una mezza smentita. Hollande ha anche smentito l’esistenza di un «appello di 700 moschee» a votare per lui. Cosa che, anche in questo caso, era stata affermata da alcuni responsabili dell’Ump, il partito di Sarkozy.
Da parte sua Marine Le Pen, la candidata del Fronte nazionale arrivata al terzo posto dopo il primo turno, ha accusato ieri in una lettera aperta i due finalisti dell’elezione di «disprezzare» i suoi elettori, aggiungendo che questo rende la loro «questua» di voti del Fronte nazionale «particolarmente illegittima». «Ritengo sia mio dovere – scrive Le Pen – difendere l’onore dei miei elettori e chiedere che si smetta di disprezzarli». La candidata del Fronte ha preso sei milioni e mezzo di voti, vale a dire un francese su cinque, pari al 18 per cento dei consensi. Sarkò, se ha accusato la botta, non lo ha dato a vedere: «Dopo quattro anni di crisi, non sono stato sorpreso dal risultato del Fronte nazionale», ha detto. Secondo Sarkozy gli elettori del Fn hanno lanciato un «appello»: «Quando 6,5 milioni di persone lanciano un appello, ho il dovere di ascoltarli e di tirarne le conseguenze, non posso fare finta di niente». Il presidente ha ribadito contradditoriamente di non voler stringere alleanze con il partito di Marine Le Pen la quale, a sua volta ha reso noto che il 1° maggio farà sapere cosa farà la sua formazione politica in merito al ballottaggio.
François Hollande intanto prosegue la campagna elettorale tirando fuori tutto il vecchio armamentario progressista europeo, molto demagogico e poco concreto, soprattutto in una situazione di crisi profonda come l’attuale. Se sarà eletto farà votare una legge sulla «moralizzazione della vita politica», precisando che, se il provvedimento non raccoglierà la maggioranza dei voti in Parlamento, ricorrerà al referendum popolare. «Se ci sarà una maggioranza, faremo votare questo testo – ha detto Hollande – e non ci sarà bisogno di un referendum. Se non c’è maggioranza perché c’è un blocco, allora prenderemo la strada della consultazione dei francesi». Hollande ha sottolineato che in Parlamento ci sarà bisogno di «una maggioranza dei 3/5» per adottare il testo poiché si tratta di una revisione costituzionale. Hollande ha precisato che la legge sulla «moralizzazione della politica» prevederà diversi punti: «limite al cumulo dei mandati, indipendenza della giustizia, comportamento dello Stato, esemplarità dello Stato» ma anche «parità uomo-donna» nella composizione del governo.