«Ritardi? Chiedetelo a Cialente…»

«Sarà impossibile cancellare dalla memoria le immagini e il terrore vissuto in quei drammatici momenti». Oggi ricorre il terzo anniversario del terremoto che il 6 aprile del 2009 devastò L’Aquila e altri 56 Comuni del circondario, causando 309 morti, circa duemila feriti e la distruzione di un ingente patrimonio arcitettonico. Gianni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo e commissario delegato per la ricostruzione, da tre anni è a fianco degli sfollati e il suo ricordo più vivo è legato al momento in cui fu evacuato l’ospedale. «La terra – racconta – non smetteva di tremare, quindi fu deciso di trasportare i malati in altri ospedali più sicuri. C’era un via vai di persone e di barelle e una confusione incredibile. Sembravano scenari di guerra. I malati ricoverati furono trasportati con gli elicotteri in centri più sicuri, ma contemporaneamente arrivavano tantissimi uomini, donne, bambini, anziani, con ferite più o meno gravi e tutti avevano bisogno di aiuto medico. Non dimenticherò mai i loro occhi… Così come non potrò dimenticare la commozione provata quando furono estratti vivi dalle macerie un uomo e una donna».

Dopo tre anni è tempo di bilanci…

Abbiamo fatto tanto, ma c’è ancora tanto da lavorare.

Come avete agito?

La prima fase è durata un anno e durante quel periodo abbiamo trovato una soluzione per sessantamila sfollati. Prima abbiamo messo su le tendopoli, poi contattato tutti gli alberghi della costa abruzzese perché lo sciame continuava. In un giorno abbiamo recuperato 14mila posti letto negli alberghi. Poi, siccome per la ricostruzione sarebbero occorsi molti anni, abbiamo deciso di costruire alloggi per l’inverno. Non erano container. Col Progetto Case in sei-sette mesi abbiamo costruito abitazioni per 14.700 persone. Gli alloggi dove vivono ora sono in regola con le norme antisismiche e sono di classe A. Però, siccome non erano sufficienti, abbiamo anche costruito moduli abitativi provvisori in legno. Questo lavoro complessivo è durato fino a febbraio del 2010.

Oltre alle case?

Siamo intervenuti nelle scuole con moduli scolastici provvisori. In molti casi abbiamo migliorato le scuole precedenti che non erano nemmeno collaudate, spendendo 130 milioni di euro. Questo per far sì che a ottobre, all’apertura dell’anno scolastico, i ragazzi potessero tornare a scuola. E così è stato. E lo stesso è accaduto per l’università.

Quando è cominciata la ricostruzione?

Nel febbraio 2010 e consta di quattro fasi. Innanzitutto, la messa in sicurezza di circa mille edifici che potevano crollare. Subito dopo abbiamo approvato la normativa per la ricostruzione. Poi sono partite le progettazioni, molte fatte dagli stessi proprietari che hanno avuto così l’opportunità di scegliersi il progettista e l’impresa esecutrice dei lavori. Infine sono partiti i cantieri relativi alle case meno danneggiate. I lavori sono tutti conclusi e trentamila persone sono rientrate nelle loro abitazioni. Inoltre, il 31 agosto del 2011 è scaduto il termine per la presentazione dei progetti da parte dei privati per tutta la città ad eccezione del centro storico. Sono arrivati novemila progetti e adesso sono in corso d’esame alla filiera (ci sono tre soggetti che valutano il progetto e l’indennizzo da erogare da parte dello Stato). Ed entro il 30 aprile saranno esaminati tutti e quindi subito dopo potranno partire i lavori.

Qual è la situazione del centro storico?

Lì c’erano seimila residenti e la situazione è più complicata perché molti edifici sono vincolati e hanno un valore storico-architettonico-monumentale. Per il centro storico la legge prevede che siano i sindaci a predisporre i piani di ricostruzione. Ad oggi 24 su 59 Comuni hanno dichiarato di aver predisposto il Piano di ricostruzione che dev’essere sottoposto all’intesa del commissario. Ma L’Aquila non ha ancora provveduto…

Come mai?

Il sindaco Massimo Cialente non ha ancora presentato il piano. È quindi inutile lamentarsi. Vedo i giornalisti girare per il centro storico della città, leggo i giornali e vedo che tutti attribuiscono le responsabilità al governo Berlusconi, quando invece avrebbero dovuto recarsi in Comune e chiedere spiegazioni al sindaco.

Quanto tempo occorrerà per ricostruire il centro dell’Aquila?

Inutile illudere la gente, per la ricostruzione dell’Aquila e del suo centro storico ci vorranno almeno dieci anni. Non è vero che si è perso tempo perché da che mondo è mondo prima si fa la messa in sicurezza, poi si fanno i progetti e infine partono i cantieri.

Parliamo di soldi, quanti fondi sono stati stanziati?

Il governo ha stanziato dieci miliardi di euro. La ricostruzione costerà complessivamente almeno 13-14 miliardi che si spenderanno nel corso dei dieci anni. Il governo quindi con future Finanziarie dovrà integrare le risorse.

Come sono stati spesi fino a oggi i fondi?

Approssimativamente fino ad ora sono stati spesi quattro e mezzo-cinque miliardi: due nella fase gestita dalla Protezione civile, gli altri per tutti i lavori svolti. Ne restano in cassa cinque, ma ce ne servono altri.

Come mai ci sono state tante polemiche?

C’è uno scontro d’interessi fortissimi per cercare di massimizzare i benefici per la ricostruzione. E il sindaco le ha alimentate per nascondere le sue responsabilità.