«Rifare Forza Italia? È solo un’illusione»

Onorevole Lupi, alcuni giornali descrivono una clima di tensione all’interno del Popolo della libertà…   

Al di là della amplificazione che ne fanno i media a cui serve raccontare di più eventuali piccole anomalie e discrasie inevitabili in un grande partito, non esiste alcun clima da resa dei conti.

In base a quali considerazioni il suo barometro segna sereno?

Non è un ragionamento. Sono i numeri a parlare. Centosedici congressi su tutto il territorio nazionale hanno sfatato la leggenda del partito diviso tra ex An e ex Forza Italia. La strada che abbiamo intrapreso non prevede lo sguardo rivolto al passato. La nostra testa è rivolta in avanti e qui nessuno ha voglia di voltarsi indietro. Nessuno di noi ha il torcicollo e nessuno di noi vive di nostalgie.

Non nasconderà che il sentiero è difficile. C’è un suo recente intervento su Twitter che cita una frase di Anton Checov e sembra scritta per l’attuale situazione del Pdl.

«Qualsiasi idiota può superare una crisi, è la vita quotidiana che ti logora».

Proprio questa frase. È stato ispirato dalla situazione del Pdl?

Non solo. Di certo è la sfida del quotidiano su cui bisogna misurarci. Ed è per questo che dobbiamo misurarci sull’oggi senza aggrapparci alla nostalgia. Ci sono soluzioni che gli italiani attendono e che non possono essere affrontate ripiegandosi su se stessi o su vecchi schemi. Si illude chi pensa che rifondare Forza Italia sia la soluzione.

Oggi, durante l’ufficio di presidenza, potrà dirlo personalmente a Michela Vittoria Brambilla, che ha fondato “Forza Lecco”….

Ma quello della Brambilla non è un nuovo partito. È un’associazione che, tanto per fare un esempio, non ha niente a che vedere con Forza Verona, la lista che appoggia Flavio Tosi. Non a caso i diretti interessati sono stati deferiti ai probi viri. Per Forza Lecco non vedo questo pericolo.

Ma le liste locali non rischiano di fuorviare gli elettori del Pdl?

Parliamoci chiaro. Le amministrative non hanno un grande valore politico. Ci sono situazioni, come la lista del Popolo di Gorizia, dove il riferimento è chiaro ed è comprensibile, ma non vanno enfatizzate realtà che sono prettamente locali.

Nel corso dell’ufficio di presidenza incontrerà anche Giancarlo Galan, che auspica il ritorno ad An e a Forza Italia. Che cosa gli dirà?

Prima scrivevano che il Pdl era una caserma che non ammetteva il dissenso. Quando invece emergono delle posizioni divergenti si parla di contrasti tra le due anime e di tensione nel partito. Capisco le esigenze giornalistiche, ma i punti di vista diversi sono fisiologici in un partito.

Ma l’idea dello spezzettamento auspicato da Galan le piace?

Non ho paura delle idee degli altri, a una sola condizione. E cioè che si voglia lo sviluppo del Popolo della libertà. Un partito frammentato, un piccolo partito può far contenti solo i nostri avversari politici. Gli spezzatini lasciamoli ai cuochi.   

Tra le posizioni dialettiche all’interno del Pdl c’è il rapporto con la Lega. Quella con il partito di Bossi è un’alleanza irrimediabilmente perduta?

Tutt’altro. Non vogliamo perdere l’alleanza con il Carroccio. Anzi, vogliamo rinforzarla. Al di là degli interessi prettamente territoriali dei leghisti non c’è da parte nostra alcuna intenzione di spezzare il filo che ci tiene uniti.

Nel frattempo, tuttavia, la Lega cavalca il malcontento per i sacrifici imposti dal governo Monti mentre il Pdl sta pagando lo scotto in termini di consenso.

Sappiamo bene che il sostegno a misure impopolari ci ha portato nell’immediato delle difficoltà di comprensione tra i cittadini. Tuttavia il nostro senso di responsabilità ci ha imposto una scelta negli interessi del Paese.

Caduto Berlusconi sarebbe stato meglio tornare alle elezioni?

Non era quello l’interesse prioritario per gli italiani. Ecco perché abbiamo fatto prevalere ciò che era giusto per l’Italia e gli italiani rispetto a ciò che conveniva nel particolare. Abbiamo privilegiato la politica con la p maiuscola.