Quelli che la Lunga Marcia non è mai finita

Un’imboscata dei ribelli comunisti ha causato ieri la morte di 11 soldati e di un civile nel nord delle Filippine, in uno dei più gravi attacchi degli ultimi anni da parte del movimento ribelle che combatte il governo centrale da ormai quattro decenni. I guerriglieri del Nuovo Esercito del Popolo (Npa) hanno attaccato un convoglio di tre veicoli militari, dopo che la settimana scorsa un’offensiva dell’esercito aveva causato la morte di sei ribelli. La tensione tra esercito e Npa – che può contare su circa 4 mila guerriglieri, rispetto agli oltre 20 mila degli anni Ottanta – è ritornata alta dall’anno scorso, quando i negoziati con Manila si sono interrotti per il rifiuto del governo di liberare alcuni militanti del Npa detenuti, come era stato richiesto dai ribelli. Il Nuovo Esercito del Popolo, da non confondere con il Fronte di Liberazione Moro o il gruppo Abu Sayyaf, entrambi di ispirazione religiosa, è l’esercito rivoluzionario eterodiretto dal Partito Comunista delle Filippine. Nel compiere la lotta armata, l’Npa segue la linea generale della nuova rivoluzione democratica all’interno della guerra di popolo di lunga durata. È lo strumento principale per implementare il programma rivoluzionario per la riforma agraria, obiettivo principale della rivoluzione popolare. I combattenti rossi dell’Npa provengono in larga misura dalle masse contadine. Il gruppo fu costituito nel 1969, con 60 combattenti rossi armati di 9 carabine automatiche e 26 carabine a colpo singolo e pistole. Sempre ieri, ma in Iran, quattro militari del corpo dei Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran) sono rimasti uccisi in un agguato dei ribelli curdi comunisti del Pjak, nell’ovest dell’Iran. Lo riferisce l’agenzia semi-ufficiale Mehr. Il Pjak è il ramo iraniano del gruppo separatista curdo Pkk ed è attivo in Iran, soprattutto nelle aree montuose al confine con la Turchia, in pieno Kurdistan. Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) è un movimento politico clandestino armato attivo, di stampo indipendentista, minoritario però tra le altre formazioni politiche curde, a causa della sua scelta di terrorismo. Il gruppo viene attualmente considerato un’organizzazione terroristica da Turchia, Usa, Unione europea e Iran. Il 14 luglio del 2011, nell’imboscata più sanguinosa degli ultimi tre anni, guerriglieri del Pkk hanno ucciso 13 soldati nel sud-est della Turchia ferendone altri sette. Le forze armate turche hanno reagito uccidendo almeno sette di loro nel più recente capitolo di questione etnica che, in un quarto di secolo, ha causato decine di migliaia di morti e stenta a trovare soluzione politica. E ci stupirebbe sapere quanti sono i guerriglieri ancora in marcia nel mondo per il comunismo: decine, forse centinaia di migliaia: e tutti combattenti armati. La maggior parte non è ideologizzata, ma spinta solamente dal bisogno; i vertici, invece, in genere conducono una lotta più politica che sociale, spesso intascando i soldi di chi li finanzia e non disdegnando di fare traffici di droga o di armi. L’unico Paese dove finora la guerriglia comunista è andata al potere è il Nepal, ben appoggiato da Pechino.
Questi gruppi si ispirano, al contrario di quelli attivi negli anni Settanta e Ottanta che prendevano i soldi da Mosca, alla figura e al pensiero di Mao Tse Tung, il Grande Timoniere cinese, a causa della sua lotta per i contadini e contro il latifondo. Proprio uno di questi gruppi ultimamente è diventato famosissimo, grazie al rapimento a lieto fine dei nostri connazionali Bosusco e Colangelo: i Naxaliti, nome con cui vengono chiamati i ribelli maoisti in India. Il termine deriva dal villaggio di Naxalbari, nello Stato del Bengala Occidentale, dove nel maggio del 1967 scoppiò una rivolta di contadini poverissimi contro i latifondisti locali. E i maoisti indiani sono diffusi più di quanto non si creda,sempre a causa delle ingiustizie sociali e del gran numero dei poveri. Diffusi soprattutto negli Stati dell’Andra Pradesh e del Chhattisgarh, i Naxaliti sono accreditati di un esercito di circa 15mila uomini riuniti nel People’s Liberation Guerrilla Army, espressione militare del Partito Comunista indiano il cui leader è Muppala Lakshman Rao, detto Ganapathi. Controllano ampie aree di foresta in diversi distretti, la cosiddetta “cintura rossa”.
Come si diceva, il maoismo ha avuto un revival a partire dagli anni Novanta in Asia meridionale, soprattutto nei citati Nepal e India e anche nel piccolo Bhutan, oltre che in America Latina e, in misura inferiore, in Africa. In Nepal il Partito Maoista nepalese guidato dal comandante Prachanda, ha condotto una guerra civile durata circa 10 anni (dal 1996 al 2006) contro il regime monarchico, ed è oggi in procinto di partecipare a libere elezioni di una costituente. Quello nepalese è considerato oggi il partito maoista più forte del mondo. Altre organizzazioni maoiste attuali influenti nel sud dell’Asia sono in Bangladesh, nello Sri Lanka e appunto nelle Filippine.
Ma forse il più celebre movimento maoista nel mondo è – o è stato – Sendero Luminoso, nome suggestivo, organizzazione rivoluzionaria peruviana fondata nel 1969 da Abimael Guzmán Reynoso. Sendero Luminoso si propone di sovvertire il sistema politico peruviano e di instaurare il socialismo attraverso la lotta armata. Le prime azioni ebbero luogo il 17 maggio 1980 in alcuni villaggi periferici dei dintorni di Ayacucho dando il via alla guerra rivoluzionaria del gruppo. Gli attacchi di Sendero Luminoso causarono uno dei periodi più sanguinosi della storia del Perù. La guerra di Sendero Luminoso, ebbe due picchi di violenza, il primo dei quali negli anni 1983-1984, quando si registrò il maggior numero di morti e in cui si verificò l’eccidio di Lucanamarca con 69 persone tra uomini, donne e bambini trucidati dai senderisti come rappresaglia per averli cacciati dal villaggio. Il secondo fu nel 1989, quando la guerriglia si estese in gran parte del territorio peruviano. In una spirale di violenza senza fine i contadini terrorizzati dai militanti del gruppo organizzarono a loro volta formazioni paramilitari di autodifesa, mentre le forze armate iniziarono ad agire con una ferocia indiscriminata contro questi ultimi, sospettandoli di aiutare e nascondere elementi di Sendero. Il 1º ottobre 1992 un drappello del movimento uccise l’italiano Giulio Rocca, volontario dell’Operazione Mato Grosso in quanto accusato, con le opere di volontariato, di «addormentate le coscienze dei poveri». Oggi il gruppo esiste ancora, ma decapitato dei suoi vertici e diviso in fazioni.
 In Sudamerica ci sono poi le altrettanto note Farc, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, organizzazione di ispirazione bolivariana fondata nel 1964. Oggi si arricchiscono coltivando e spacciando droga e rapendo ostaggi, veri o finti che siano, e intascando i riscatti. Anche in Paraguay opera l’Ejercito del Pueblo Paraguayo (Epp), perlopiù attaccando stazioni di polizia e caserme, seconda generazione di una milizia nazional-marxista nata nel ’97, con l’esplicito proposito di difendere i contadini dimenticati di un Paese perduto. Tra i loro capi, ex seminaristi innamoratisi della Teologia della Liberazione. Come non citare poi l’unico movimento non violento, almeno oggi, ossia il messicano Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln),  movimento armato clandestino, attivo in Chiapas, lo Stato più meridionale del Messico e uno dei più poveri. Il loro più famoso portavoce è il subcomandante Marcos, personaggio misterioso che compare sempre col passamontagna, sotto al quale si dice ci sia un docente universitario della capitale. L’Ezln è formato anche da indios discendenti dei Maya e ha l’obiettivo di affermare i diritti delle popolazioni indigene messicane. Dai loro comunicati traspare anche una volontà di partecipare al movimento mondiale anticapitalista e no-global (di cui forse sono stati precursori) per i diritti delle popolazioni che abitano le terre colonizzate dai conquistadores. Per loro Cristoforo Colombo è la causa di tutti i mali del pianeta.